Cervicalgia: approfondimenti

Colpo di frusta

Il colpo di frusta è un movimento brusco non controllato del collo sino alla fine delle sue possibilità di movimento, in una o più direzioni, conseguente a un incidente. Classicamente è stato descritto nell’incidente automobilistico con tamponamento da dietro, anche se di fatto è oggi esteso a tutti gli incidenti che hanno questo meccanismo che porta a fine corsa articolare, ossia sino alla fine della possibilità di movimento il collo.

Bisogna tenere presente che la testa è come una palla pesante sospesa su un esile sostegno che si può muovere in tutte le direzioni. Ne consegue che, quando un movimento viene interrotto bruscamente come in un tamponamento, la testa che è pesante prosegue nella sua corsa in avanti, soprattutto quando il corpo è vincolato come con le cinture di sicurezza, sino a trazionare il collo.

Nei casi più gravi può provocare delle fratture e delle lesioni gravissime, ma in quello che viene comunemente chiamato il colpo di frusta c’è solo una lesione dei tessuti molli: muscoli, legamenti ed articolazioni. Questa lesione può essere più o meno grave ed in base alla gravità del problema si devono impostare le terapie.

 

Cosa fare

Non si deve trascurare mai neppure un piccolo incidente, anche se il dolore non compare subito, perché a volte ci vogliono 24-48 ore prima che compaia il dolore e, anche per motivi assicurativi, è bene essere stati in Pronto Soccorso. Quindi, se il dolore e il problema viene giudicato significativo dal medico, verranno fatte delle radiografie, dalle quali si potranno giudicare le condizioni del collo e, se necessario, anche delle radiografie dinamiche: queste in particolare sono consigliabili a due mesi di distanza dal trauma, quando si possono rivelare delle piccole lesioni che, in fase acuta, quando la muscolatura del collo è molto contratta, si possono non vedere.

 

 

La terapia

In base all’entità del problema si può passare da nessuna terapia al collare morbido a quello rigido. In Italia per tradizione si usa moltissimo il collare, ma numerosi studi hanno dimostrato recentemente che in molti casi è possibile farne a meno, apparentemente anche con risultati migliori a lungo termine. Questi studi sono tuttora sperimentali ma di certo in molte occasioni si può già oggi pensare che l’immobilità dopo un colpo di frusta, soprattutto se non è stato grave, non deve per forza essere completa.

 

Collare sì, collare no

Secondo le ultime indicazioni scientifiche nella maggior parte dei casi, è possibile (o meglio, consigliabile) evitare l’applicazione di un collare a un paziente.

Questi risultati peraltro non stupiscono, in quanto rispecchiano una tendenza affermatasi per il trattamento delle patologie della colonna in particolare, e di gran parte delle patologie ortopediche in generale, che potremmo sintetizzare in un passaggio dal "stai fermo, che altrimenti ti fa male" al "muoviti, che ti fa bene".

A questo punto, si può sostenere un’affermazione come: "Mai il collare"? Assolutamente no; ma un’ampia rivisitazione della sua prescrizione estensiva in quasi tutti i Pronto Soccorso italiani per gli esiti di un incidente stradale, quello sì.

Ricordando che in caso di instabilità importante, si deve ricorrere ad altro dal collare, perché non è in grado di immobilizzare il collo (Askins); se c’è una lesione minore senza instabilità, il movimento facilita la guarigione a breve e a lungo termine; se c’è una instabilità lieve, allora forse si può usare il collare, accompagnato da alcuni esercizi proposti da personale esperto che facilitino il recupero.

Anche qui dipende dall’importanza della lesione: si può andare da un uso saltuario del solo collare morbido sino ai due mesi di collare rigido, ed anche oltre in rarissimi casi. Comunque, anche in collare è possibile a fare degli esercizi, da cominciare sette-dieci giorni prima di iniziare ad abbandonarlo del tutto: si possono fare degli esercizi isometrici e dei movimenti sino a quanto è permesso dal collare: iniziare sette-dieci giorni prima di abbandonare il collare consente di accelerare la fase di liberazione.

E dopo il collare?

Inizialmente il paziente si presenta con il collo rigido, dolorante e, non di rado, con una sintomatologia vertiginosa. Affinché si lasci trattare dobbiamo conquistare la sua fiducia dimostrandogli che non gli faremo male. E’ poco indicata, in questa fase la ricerca della mobilità persa, perché questa manovre scatenerebbero il dolore e le vertigini. Cominciamo, invece, con degli esercizi di stimolazione muscolare isometrica, cioè gli chiediamo una serie di contrazioni avendo cura di bloccare il movimento. In una seconda fase sarà possibile inserire degli esercizi mirati di recupero della mobilità.