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La sedia per la scoliosi: storia di una terapia senza evidenza scientifica

La “Scoliosis Traction Chair” è uno strumento terapeutico, nato dall’intuizione di un chiropratico americano, il Dott. Woggon che insieme ad un altro collega, il Dott. Stitzel, ed un ingegnere si sono dedicati alla progettazione e produzione di una sedia per il trattamento della scoliosi. Questa sedia è presente sul mercato americano da quasi una decina di anni, viene proposta ai pazienti affetti da scoliosi siano essi adolescenti o adulti, senza limite alcuno rispetto all’entità delle curve stesse.

La “Scoliosis Traction Chair” è costituita da una sedia, il cui sedile è collegato a un motore vibrante, dotata di fasce e bande per posizionare e spingere il tronco del paziente nella direzione di annullamento delle curvature scoliotiche, a completamento dell’attrezzo anti-scoliosi c’è una mentoniera collegata ad una puleggia che pone il paziente in trazione cervicale.

Per quanto gli obiettivi di coloro che hanno promosso questa terapia possano essere sotto certi aspetti nobili, persistono alcune riserve etiche e scientifiche relative alla somministrazione di una terapia di non dimostrata efficacia.

L’utilizzo di tale sedia non era supportato da alcuna evidenza scientifica: si tratta di una terapia i cui effetti non sono conosciuti, proposta in via del tutto sperimentale. Per un medico esporre i propri pazienti ad un rischio di peggioramento della propria patologia significa non rispettare il famoso giuramento di Ippocrate: non ledere.

Pertanto possiamo presumere che questo tipo di trattamento sia stato proposto in buona fede a pazienti volontari e preferibilmente con patologie lievi e a basso rischio evolutivo. Per i farmaci esiste un ente che controlla in maniera rigida e attenta le nuove terapie a tutela dei pazienti, negli Stati Uniti tale ente è rappresentato dalla Food and Drug administration (FDA), ma ne esiste un corrispettivo in ogni stato!

Per i presidi medici, o per intenderci, tutte quelle terapie che non richiedono la semplice assunzione di una pillola, il sistema è molto più complesso, la sperimentazione stessa presenta molte criticità, e i controlli dei nuovi prodotti immessi nel mercato sono decisamente meno rigidi.

Per sottoporsi a questo genere di terapia, bisogna rivolgersi al Clear Institute (www.clearinstitute.org)diretto dal Dott. Woggon. Il Dott. Stitzel si è licenziato dopo aver pubblicato i risultati ottenuti con l’uso della “Scoliosis Traction Chair”. Accedendo al sito si possono avere le informazioni necessarie oltre ad avere indicazioni rispetto al centro più vicino in cui opera un chiropratico formato per l’uso delle attrezzature promosse dal centro per la cura della scoliosi. Di recente le informazioni sulla “Scoliosis Traction Chair” sono state rimosse dal sito e si parla più genericamente di protocolli terapeutici.


Quali sono i principi di funzionamento ipotizzati dai suoi creatori?

La “Scoliosis Traction Chair” è creata per aprire e derotare le curvature scoliotiche, in maniera personalizzata per ogni singolo paziente. La vibrazione a una frequenza specifica stimola la muscolatura del rachide a contrarsi a frequenze maggiori rispetto a quanto avviene normalmente. In questo modo i muscoli profondi addetti al sostegno del tronco vengono stimolati a lavorare in una situazione di completa libertà rispetto ai vincoli posti dalla scoliosi.

Il paziente una volta accomodato e legato alla sedia resta in posizione per 30 minuti, periodo in cui il motore vibrante è in azione. Il dosaggio di tale terapia è 30 minuti due volte al giorno. Al trattamento vanno associati esercizi di allungamento e rinforzo.

Tutto questo per evitare il corsetto, che in realtà è decisamente meno fastidioso e invasivo seppur con un dosaggio decisamente più alto.

Sul sito promotore della “Scoliosis Traction Chair” si dichiara che alcuni studi di fisica hanno dimostrato questi effetti. L’esecuzione di alcune radiografie eseguite su pazienti posizionati sulla sedia hanno mostrato che questa macchina riesce a posizionare il paziente in ipercorrezione. Questa procedura è quantomeno discutibile. Ad esempio, se un paziente con scoliosi fa una radiografia da sdraiato la sua curva sarà di minore entità se confrontata con quella eseguita da in piedi, ovvero sotto carico. Potremmo quindi dire che se un ragazzo con la scoliosi sta sdraiato per tempi prolungati la sua scoliosi non peggiora?"

Assolutamente no.

Lo stesso si potrebbe dire di una sedia che per due mezz’ore al giorno pone la colonna in una posizione migliore rispetto alle restanti 23 ore.

Il riscontro radiografico della correzione ottenuta durante il posizionamento sulla sedia ha stimolato alcuni ricercatori ad andare a verificare i risultati, per vedere se tale correzione persistesse alla fine della terapia, questa raccolta dati è sfociata in una pubblicazione oggi disponibile su pubmed che mostra risultati preoccupanti.

I risultati dello studio confermano che questo genere di terapia non è in grado di arrestare la progressione della scoliosi, ma anzi ne favorisce l’evolutività nel 70% dei pazienti.

Risultato ancor più stupefacente è che la “ Scoliosis chair” genera un franco peggioramento negli adulti con scoliosi, che teoricamente non dovrebbero più avere rischi di progressione rapida. I dati riportati riguardano un piccolo gruppo di pazienti e questo indubbiamente rappresenta un limite rispetto alla possibilità di applicare i risultati a tutta la popolazione dei soggetti affetti da scoliosi. Trattandosi di risultati negativi, però, sussistono dei limiti etici che impediscono il proseguimento della sperimentazione.

Successivamente alla pubblicazione dei risultati sono state divulgate nel web alcune affermazioni del Dott. Stitzel che si dissociava da quanto fatto fino a quel momento dall’ex collega Dott. Woggon. Il Dott. Stitzel in uno di questi comunicati dichiarava che in base alla sua esperienza solo un certo tipo di curve potevano trarre beneficio da questo genere di terapia. Tali affermazioni non sono però supportate da alcun tipo di evidenza scientifica.

http://www.fixscoliosis.com/scoliosis-exercise-rehabilitation-treatments/891-fixscoliosis-interviews-dr-clayton-j-stitzel-about-scoliosis-traction-chair.html


Primo: non nuocere ai pazienti

Questa storia è solo una tra tante. Partendo da un nobile obiettivo, trovare una terapia meno invasiva dei corsetti o della chirurgia, si è generato un grande interesse economico e si è perso l’obiettivo etico che dovrebbe caratterizzare tutti gli operatori in ambito sanitario: non danneggiare i pazienti.

Uno studio pubblicato nel 2013 ha dimostrato l’efficacia dei corsetti. Un corsetto ben fatto, portabile, poco visibile, che permetta la libertà nei movimenti di braccia e gambe è alla fine molto meno impegnativo di quanto si possa immaginare. Se gli obiettivi sono condivisi con i pazienti e le loro famiglie, la terapia con corsetto non è soltanto fattibile, ma porta buoni risultati preservando la serenità dei nostri ragazzi.

Siamo nel 2015 e la medicina vera è quella che si basa sulle evidenze scientifiche!

Certo, operare con rigore in questo ambito è sicuramente molto più faticoso: richiede studio, conoscenza dell’inglese e dei principi di statistica ed epidemiologia medica, argomenti ostici a molti professionisti dell’ambito. Richiede tempo e sacrificio, il che rende il tutto molto meno redditizio, di quanto desiderato. Talvolta diventa esageratamente costoso perché i tempi della ricerca in medicina sono decisamente troppo lunghi rispetto a quanto richiesto dall’economia moderna.