: domande frequenti

  • 1. Che cos’è la scoliosi?

    La scoliosi è una deformità della colonna vertebrale caratterizzata da una torsione della colonna nei tre piani dello spazio. In pratica la colonna si avvolge su se stessa come una molla.

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  • 2. Quanti tipi di scoliosi esistono?

    La scoliosi è una curvatura della schiena che può comparire per diverse patologie. Il primo problema è quindi escludere che non ci sia un’altra patologia (scoliosi secondaria). Nell’85-90% dei casi è primaria o, come diciamo noi, è idiopatica: una parola elegante per dire che non ne sappiamo le cause.

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  • 3. Come si scopre la scoliosi?

    La scoliosi si aggrava soprattutto nel periodo della crescita, e in modo particolare in corrispondenza della spinta puberale (10-13 anni nelle femmine, 12-15 anni nei maschi), fino al termine della maturazione ossea (1-2 anni dopo il termine della crescita staturale). Non esistono sintomi come solitamente definiti. Guardate la schiena dei vostri figli soprattutto nel periodo di maggior rischio, e fatelo con un test molto semplice, chiamato test di Adams, o bending test (test della flessione anteriore).

  • 4. Perchè fare lo screening?

    In questo modo possiamo valutare precocemente la possibilità di sviluppo di deformità vertebrali in un periodo ad alto rischio, individuando fin da subito la presenza iniziale delle stesse. Perché la prevenzione è meglio della cura: identificare la deformità vertebrale a uno stadio precoce permette il miglior successo del trattamento conservativo.

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  • 5. A cosa serve la colonna vertebrale?

    Come lo stesso termine "colonna" suggerisce, una delle principali funzioni della colonna vertebrale è quella di sostenere il peso della testa e del tronco e garantire la stabilità di tutta la parte superiore del corpo (tronco/arti). Inoltre costituisce - come il cranio per il cervello - la "scatola" che protegge il midollo spinale e le radici nervose che, scorrendo al suo interno, collegano il sistema nervoso centrale alla periferia. 
    Terza importantissima funzione è consentire, attraverso il complicato gioco di diverse strutture, i movimenti della testa e del tronco, e l'assorbimento delle sollecitazioni meccaniche che derivano dalla stazione eretta e dalla deambulazione.

  • 6. Cosa causa il mal di schiena?

  • 7. Come fa a garantire questa molteplicità di funzioni?

    Il problema non è tanto la molteplicità, quanto la contradditorietà tra le funzioni di sostegno e quelle di mobilità. L`equilibrio di queste funzioni contradditorie è consentito dalla particolare conformazione della colonna, dalla sinergia di una grande varietà di strutture e da un controllo molto sofisticato da parte del cervello.

  • 8. Quali sono queste strutture?

    L'unità base della colonna vertebrale sono le vertebre, strutture ossee che, viste anteriormente, costituiscono i "mattoncini" (corpo vertebrale) cui è affidata la stabilità della colonna, e, nella parte posteriore, presentano una serie di propaggini (processi trasversi/spinosi) cui si attaccano i muscoli. 
    Contraendosi, i muscoli generano il movimento tra una vertebra e l'altra; la sommatoria di questi piccoli movimenti si traduce nel movimento complessivo della colonna.
    Le vertebre sono separate dai dischi intervertebrali, strutture uniche all'interno del corpo umano, composte da un nucleo costituito essenzialmente d'acqua avvolto in una tunica fibrosa, che si comportano come ammortizzatori idraulici capaci di distribuire e assorbire le sollecitazioni meccaniche date dal movimento e dalla stazione eretta, che è poi la causa principale di tanti dei nostri mal di schiena.

  • 9. Perché?

    E’ proprio dalla stazione eretta che deriva la principale difficoltà intrinseca del tratto lombare della colonna: a causa sua la colonna ha assunto la sua caratteristica conformazione a curve. Ma poichè l'uomo è in piedi da un tempo relativamente breve, la colonna non ha ancora trovato il proprio assetto ideale. Questa evoluzione per così dire "imperfetta" spiega gran parte dei mal di schiena.

  • 10. Cosa causa il mal di schiena?

    In linea generale possiamo dire che il mal di schiena acuto può venir fuori o per uno sforzo improvviso e importante che la colonna non riesce ad assorbire correttamente (è il caso del cosiddetto "colpo della strega"), o per sommatoria di piccoli sforzi che finiscono per sovraccaricarla. Dato il grande numero di cause teoriche allora, ed escluse poche cause gravi - quelle sì individuabili - non siamo in grado di determinare con certezza dove sia lo squilibrio che causa il dolore. Sono però stati chiaramente individuati alcuni fattori di rischio e alcune patologie predisponenti.

  • 11. Quali sono i fattori di rischio?

    Alcuni di questi fattori sono genetici, altri però sono legati al comportamento. È provato che fumo e mancanza di movimento "asfissiano" il disco intervertebrale. Il primo perché riduce l'ossigenazione dei tessuti, la seconda perché è proprio il movimento che attiva un meccanismo a pompa che - al contrario - favorisce l'afflusso di ossigeno. Anche il sovrappeso è da evitare perché sovraccarica di lavoro le vertebre lombari. Altrettanto importante è imparare ad assumere posizioni corrette che rispettino la conformazione della colonna vertebrale. Dicevamo che, da quando l'uomo ha assunto la posizione eretta, la colonna ha il problema di assestarsi sui due piedi. Negli ultimi 100 anni si è aggiunto anche il problema di stare seduti! Quella seduta infatti, è una delle posizioni più difficili per la colonna proprio perché non ne rispetta la naturale curvatura.

  • 12. Cos’è il colpo di frusta?

    Il colpo di frusta è un movimento brusco non controllato del collo sino alla fine delle sue possibilità di movimento, in una o più direzioni, conseguente ad un incidente. Classicamente è stato descritto nell’incidente automobilistico con tamponamento da dietro, anche se di fatto è oggi esteso a tutti gli incidenti che hanno questo meccanismo che porta a fine corsa articolare, ossia sino alla fine della possibilità di movimento il collo.

  • 13. Ma perché avviene questo movimento?

    Bisogna tenere presente che la testa è come una palla pesante sospesa su un esile sostegno che si può muovere in tutte le direzioni. Ne consegue che, quando un movimento viene interrotto bruscamente come in un tamponamento, la testa che è pesante prosegue nella sua corsa in avanti, soprattutto quando il corpo è vincolato come con le cinture di sicurezza, sino a trazionare il collo.

  • 14. E questo cosa provoca?

    Nei casi più gravi può provocare delle fratture e delle lesioni gravissime, ma in quello che viene comunemente chiamato il colpo di frusta c’è solo una lesione dei tessuti molli: muscoli, legamenti ed articolazioni. Questa lesione può essere più o meno grave ed in base alla gravità del problema si devono impostare le terapie.

  • 15. Cosa si deve fare quando si subisce un colpo di frusta?

    Prima di tutto andare al Pronto Soccorso: non si deve trascurare mai anche un piccolo incidente, anche se il dolore non compare subito, perché a volte ci vogliono 24-48 ore prima che compaia il dolore e, anche per motivi assicurativi, è bene essere stati in Pronto Soccorso. Quindi, se il dolore ed il problema viene giudicato significativo dal medico, verranno fatte delle radiografie, dalle quali si potranno giudicare le condizioni del collo e, se necessario, anche delle radiografie dinamiche: queste in particolare sono consigliabili a due mesi di distanza dal trauma, quando si possono rivelare delle piccole lesioni che, in fase acuta, quando la muscolatura del collo è molto contratta, si possono non vedere.

  • 16. Quali sono le terapie possibili?

    In base all’entità del problema si può passare da nessuna terapia, al collare morbido a quello rigido. In Italia per tradizione si usa moltissimo il collare, ma numerosi studi hanno dimostrato recentemente che in molti casi è possibile farne a meno, apparentemente anche con risultati migliori a lungo termine. Questi studi sono tuttora sperimentali, quindi ci vorrà ancora del tempo prima di poter sapere con certezza quando è possibile farne a meno: ma di certo in molte occasioni si può già oggi pensare che l’immobilità dopo un colpo di frusta, soprattutto se non è stato grave, non deve per forza essere completa.

  • 17. Il collare quanto si deve portare?

    Anche qui dipende dall’importanza della lesione: si può andare da un uso saltuario del solo collare morbido sino ai due mesi di collare rigido, ed anche oltre in rarissimi casi. Comunque, anche in collare è possibile a fare degli esercizi, da cominciare sette-dieci giorni prima di iniziare ad abbandonarlo del tutto: si possono fare degli esercizi isometrici e dei movimenti sino a quanto è permesso dal collare: iniziare sette-dieci giorni prima di abbandonare il collare consente di accelerare la fase di liberazione.

  • 18. Una volta superata la fase acuta, quindi mentre si abbandona il collare, che cosa si deve fare?

    Inizialmente il paziente si presenta con il collo rigido, dolorante e, non di rado, con una sintomatologia vertiginosa. Affinché si lasci trattare dobbiamo conquistare la sua fiducia dimostrandogli che non gli faremo male. E’ poco indicata, in questa fase la ricerca della mobilità persa, perché questa manovre scatenerebbero il dolore e le vertigini. Cominciamo, invece, con degli esercizi di stimolazione muscolare isometrica, cioè gli chiediamo una serie di contrazioni avendo cura di bloccare il movimento. In una seconda fase sarà possibile inserire degli esercizi mirati di recupero della mobilità.

  • 19. Quando c’è la scoliosi a chi ci si rivolge?

    E’ importante andare dal proprio medico o pediatra di famiglia subito, soprattutto se c’è anche mal di schiena o se si è nel periodo di crescita rapida. Il problema è infatti che la scoliosi è una patologia che evolve, a volte anche molto rapidamente, particolarmente nel periodo della pubertà: in quel momento, se non si è più che tempestivi, si corre il rischio di trovarsi di fronte a una scoliosi grave che richiede poi trattamenti molto più impegnativi.
    Il medico di famiglia, se riscontra la scoliosi, indicherà poi un medico specialista della colonna, come i medici di Isico: attenzione perché non tutti i fisiatri o gli ortopedici lo sono, e purtroppo chi si occupa magari di artrosi o di traumatologia e vede solo raramente bambini con problemi alla schiena corre il rischio di sbagliare molto più facilmente. I medici di Isico sono specializzati proprio nelle patologie della colonna.

    Questo in Isico non succede.

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  • 20. Quali sono le patologie che possono predisporre al mal di schiena?

    L'artrosi, che di per sè altro non è che un segno dell'invecchiamento fisiologico, può predisporre al mal di schiena; così come un'ernia del disco, un canale vertebrale stretto o una "spondilolistesi". Tuttavia è della massima importanza chiarire che non c'è alcuna corrispondenza tra entità dell'eventuale patologia e quantità di dolore.

  • 21. Ho mal di schiena: che faccio?

    Vai dal medico, il quale, in primo luogo, ascolterà attentamente la tua storia clinica.
    Poi valuterà l'articolarità della colonna chiedendoti di effettuare - sia in piedi sia disteso sul lettino - movimenti di flesso/estensione. Infine procederà all'esame neurologico valutando i riflessi e le risposte muscolari alla richiesta di movimento, ed effettuerà un'accurata palpazione della colonna vertebrale per individuare con precisione il punto da dove irradia il dolore. Se - come probabile - l'esame clinico non rivelerà alcuna causa grave, consiglierà una giusta dose di attività fisica, qualche trattamento fisico sotto la guida di mani esperte come in Isico (fisioterapia, manipolazioni, ginnastica, rieducazione posturale), e qualche pausa di riposo quando il dolore si fa più intenso.
    Il mal di schiena sparirà nel giro di qualche settimana, ma, per accelerarne la regressione, il medico potrà prescrivere un farmaco antidolorifico o antinfiammatorio. Togliendo il dolore infatti si favorisce un precoce recupero completo del movimento che, a sua volta, facilita l'autoguarigione.

  • 22. Devo fare degli esami: una TAC, una Risonanza Magnetica?

    Va chiarito che questo tipo di esami, da soli - cioè senza l'esame obiettivo del medico - non solo sono inutili, ma possono anche ingannare perché ci danno sì delle informazioni sullo stato della nostra colonna, ma non individuano l'origine del dolore. Il medico allora li prescriverà solo se sospetta la presenza di una patologia grave per la quale cerca una conferma negli strumenti di diagnostica per immagini.

  • 23. E’ possibile che da un episodio acuto si arrivi ad uno stato di sofferenza cronica?

    Sì, e il punto cruciale è proprio questo; bisogna evitare che il dolore cronicizzi. La prevenzione delle recidive è possibile grazie a quella che è stata codificata come "back school", cioè una buona educazione funzionale della schiena che si può ottenere con un numero relativamente ridotto di sedute di ginnastica mirata alla corretta impostazione posturale ed ergonomica della colonna vertebrale.
    Una volta appresa la tecnica insegnata dagli esperti rieducatori di Isico, il paziente acquisirà da sè la capacità di mantenere posizioni corrette, sollevare correttamente i pesi e in generale gestire opportunamente la propria postura e tono muscolare. La lombalgia però può cronicizzare non solo per un susseguirsi di episodi acuti sempre più ravvicinati nel tempo; ma anche perché - magari dopo un episodio acuto particolarmente intenso - non si riesce più a venirne fuori: vuoi per motivi fisici, legati al dolore, ma anche per cause psicologiche legate alla percezione del dolore stesso.

  • 24. E’ possibile che da un episodio acuto si arrivi a uno stato di sofferenza cronica?

    Sì, e il punto cruciale è proprio questo; bisogna evitare che il dolore cronicizzi. La prevenzione delle recidive è possibile grazie a quella che è stata codificata come "back school", cioè una buona educazione funzionale della schiena che si può ottenere con un numero relativamente ridotto di sedute di ginnastica mirata alla corretta impostazione posturale ed ergonomica della colonna vertebrale.
    Una volta appresa la tecnica insegnata dagli esperti rieducatori di Isico, il paziente acquisirà da sè la capacità di mantenere posizioni corrette, sollevare correttamente i pesi e in generale gestire opportunamente la propria postura e tono muscolare. La lombalgia però può cronicizzare non solo per un susseguirsi di episodi acuti sempre più ravvicinati nel tempo; ma anche perché - magari dopo un episodio acuto particolarmente intenso - non si riesce più a venirne fuori: vuoi per motivi fisici, legati al dolore, ma anche per cause psicologiche legate alla percezione del dolore stesso.

  • 25. Che cosa si intende per circolo vizioso nel mal di schiena?

    La persona che ha sempre mal di schiena, che collega questo male al movimento, o che ha ricevuto l'erroneo messaggio di "non fare" per non scatenare il dolore, finisce per fermarsi e - fermandosi - perde progressivamente le proprie capacità funzionali. Ovviamente meno fa e peggio si sente anche emotivamente. Il riposo assoluto, soprattutto se per lunghi periodi, è allora assolutamente sconsigliato perché, riducendo le richieste fiunzionali alla propria colonna, si finisce per ridurne anche la capacità di fare. Ricordiamo che la colonna vertebrale non solo è conformata per muoversi, ma è dal movimento che dipende la sua vitalità. Questo non significa fare gli eroi, imporsi sforzi agonistici, ma adottare uno stile di vita che commisuri gli sforzi richiesti alle capacità disponibili.

  • 26. Sembra facile a dirsi, ma come si fa in concreto?

    Con quello che noi medici chiamiamo il "ricondizionamento", cioè la rieducazione della colonna vertebrale attraverso esercizi mirati al recupero della sua piena capacità funzionale. Proprio questa è una delle nostre specializzazioni in Isico. Questi esercizi andranno fatti sotto la guida del personale esperto di Isico, anche perché - soprattutto all'inizio del ciclo di terapia (che in genere dura come minimo 3/4 mesi) - è possibile che il paziente provi dolore, ed è essenziale che il rieducatore si accerti che il dolore sia legato alla "rimessa in moto" della schiena e non rappresenti invece l'effetto di una nuova lesione.
    Il ricondizionamento lavora su tutte le componenti organiche della colonna vertebrale, rinforzando i muscoli e recuperando l'articolarità e quindi l'ampiezza e potenza del movimento. Ci sono macchine (per esempio la DBC) che possono rendere il ricondizionamento più veloce e mirato; ma è essenziale che, finito il ciclo di terapia, il paziente continui a fare attività fisica (naturalmente commisurata alle proprie capacità) per non perdere i benefici acquisiti. Anche questa è una specializzazione di Isico. Oltre al corpo bisogna "ricondizionare" anche il cervello, ossia imparare a gestire il dolore piuttosto che subirlo.

  • 27. Accanto alle tecniche di riabilitazione esiste un ruolo anche per la chirurgia?

    Se la riabilitazione di Isico ben fatta non è riuscita ad avere ragione di un dolore cronico invincibile collegato a movimenti - anche minimi - della colonna, si potrà procedere ad un intervento di "artrodesi" che prevede l'immobilizzazione delle vertebre da cui origina il dolore. Il dolore sparisce o si attenuta notevolmente, ma al prezzo dell'immobilità del tratto di colonna interessato.
    Di fronte ad un'ernia che dia un dolore sciatico e in cui una buona riabilitazione come quella di Isico non sia riuscita a risolvere la situazione, l'intervento chirurgico otterrà la remissione del dolore alla gamba, ma potrà residuare dolore alla schiena manomessa. Indicazioni chirurgiche si possono dare in presenza di un canale vertebrale stretto o di un'ernia grave che - comprimendo le radici nervose - diano importanti complicazioni neurologiche (incontinenza, impossibilità di deambulazione). Dunque esistono soluzioni chirurgiche che possono risolvere problemi di trasmissione nervosa di impulsi che si "inceppano" a livello del tratto lombare della colonna, ma il dolore - la lombalgia vera e propria - rimane un mistero. Per questo il solo mal di schiena non può costituire un'indicazione corretta all'intervento chirurgico.

  • 28. Perché la lombalgia cronica si definisce patologia bio-psico-sociale?

    Il mal di schiena cronico è un complicato puzzle da riordinare, fatto da tre tipi di pezzi. I primi pezzi del puzzle riguardano il versante biologico del problema, che comprende la lesione iniziale che ha dato origine al dolore, ma anche tutte quelle difficoltà fisiche che si sviluppano inevitabilmente in chi ha mal di schiena per così tanto tempo: a furia di aver dolore ha ridotto la sua vita, gli hanno magari detto che non può più fare l’attività fisica che gli piace e con il tempo ha perso di allenamento.

  • 29. E cosa c’entrano i problemi psicologici?

    Provate voi ad avere mal di schiena per mesi interi, a svegliarvi al mattino chiedendovi per prima cosa se è una buona giornata in base al vostro dolore, magari a prendere in braccio vostro figlio "solo per dovere" come ha detto una volta un paziente, perché avete un gran dolore. E’ impossibile non avere contraccolpi psicologici. Il problema è che questo non fa che sensibilizzare sempre di più al dolore: è come per il raffreddore: meno ci pensiamo e meno starnutiamo, più ci pensiamo e peggio stiamo. D’altra parte è un circolo vizioso dal quale ci vuole un aiuto come quello di Isico per uscire.

  • 30. Uscire dalla lombalgia cronica. Come si fa?

    Abbiamo detto che la lombalgia cronica è un puzzle composto da tre tipi di pezzi: i problemi fisici, i problemi psicologici e i problemi sociali. Non si può curare una lombalgia cronica senza riabilitare tutti questi problemi, uno per volta, con calma, consentendo al paziente di rimettere insieme tutti i pezzi, come facciamo noi di Isico.
    Perché la riabilitazione anche in questo caso è e rimane comunque un percorso individuale, che il paziente fa da solo con l’aiuto del rieducatore. Quindi: lavoro sul versante fisico (esercizi), lavoro sul versante psicologico (è fondamentale l’approccio cognitivo-comportamentale – ossia sapere, conoscere per comportarsi adeguatamente) e sociale (di nuovo modalità di comportamento).

  • 31. Il rieducatore di Isico cosa fa?

    L’intervento inizia con una serie di informazioni precise, che spaziano dall’anatomia e fisiologia, passando attraverso l’ergonomia, ossia come si deve usare il proprio corpo, e soprattutto attraverso l’approccio psicologico al dolore, come ci si deve comportare, cosa si deve fare nelle varie situazioni, cosa è vero e cosa è falso.

  • 32. In Isico non si fanno anche degli esercizi?

    Sicuro: i danni fisici conseguenti a mesi di dolore ci sono e si fanno sentire. Il concetto fondamentale degli esercizi proposti da Isico è però anche qui comportamentale. Si deve re-imparare che il movimento in generale non solo non fa male, ma fa bene anche se sul momento può sembrare aumentare il dolore. In questo caso Isico sceglie una tecnica a gradini, con esercizi che sono l’uno la logica prosecuzione dell’altro. Con il tempo, più o meno lentamente in base a quanto consentito dalle condizioni del paziente, si deve inesorabilmente risalire la scala della forma fisica, perché solo così si potrà stare meglio.

  • 33. E poi cosa succede?

    Successivamente si fanno esercizi di recupero della mobilità, esercizi di rinforzo, esercizi di miglioramento del controllo del movimento. Non solo un pezzo, ma tutto l’insieme. Anche qui è fondamentale da un lato la progressione, lenta e graduale ma costante; dall’altro la presenza di un rieducatore come quelli di Isico che ci sia, ma che non sia assillante, che aiuti a comprendere senza sostituirsi al paziente: tutti questi elementi devono essere acquisiti dal paziente da solo, con un aiuto esterno, ma da solo.

  • 34. Il consiglio per chi ha mal di schiena cronico?

    Non perdersi di fiducia; non dar retta a chi dà solo proibizioni: con i no non si migliora, ci vogliono una serie di sì, però ragionati e controllati. In pratica, si deve trovare un buon aiuto, di cui si deve aver fiducia, dal quale però si deve pretendere di avere tutti gli strumenti per arrangiarsi da soli, perché un altro problema che si può incontrare è che, invece di dipendere dal dolore, si finisca per dipendere da un terapeuta o da una terapia: si deve invece imparare a far da soli, se si vuole veramente stare meglio. E Isico aiuta proprio in questo.

  • 35. Quali sono i principali problemi per la colonna vertebrale che invecchia?

    Prima di tutto occorre puntualizzare che non è assolutamente vero che invecchiare significhi necessariamente soffrire con le ossa. E’ assurdo dire ad una persona che entra in ambulatorio "beh, cosa vuole, con la sua età …": oggi abbiamo l’esempio di persone di oltre 80 anni di una vitalità impressionante. Torniamo ai problemi della colonna vertebrale, che in realtà non invecchia isolatamente, ma insieme a tutto il nostro fisico; ne consegue che i fenomeni principali sono quelli che colpiscono tutte le nostre ossa che invecchiano: parliamo dell’artrosi e dell’osteoporosi. Poi ovviamente l’invecchiamento, anche a causa di questi due problemi di fondo, tende ad accentuare, esaltare tutti quei problemi che potevano essere pre-esistenti. Ecco un altro motivo per cui ci si deve curare per tempo in caso di mal di schiena, o di scoliosi, o di dorso curvo: per invecchiare bene.

  • 36. Come possiamo fare per invecchiare con la nostra colonna vertebrale sana?

    Primo: raggiungere l’età adulta con una colonna a posto. Una scoliosi del bambino, un dorso curvo del bambino non sono importanti solo in quanto tali, ma soprattutto perché si aggraveranno in età anziana, provocando spesso deformità gravi.

    Secondo: curare i problemi dell’età adulta. Non trascurare il mal di schiena o il male al collo che ricompare in continuazione, perché in età anziana rischia di diventare un problema cronico.

    Terzo: guardare i propri genitori, perché guardando loro da anziani ci si può in parte vedere nel futuro e quindi si può sapere che cosa si deve prevenire.

    Quarto: condurre una vita sana, senza ossessioni salutistiche, ma evitando sovraccarichi scorretti ed esagerati, soprattutto se ripetitivi nel tempo, spesso dovuti alla postura o al lavoro. Quinto ed ultimo, fare tanta buona attività fisica per tutta la vita: aiuta le ossa, aiuta i muscoli, aiuta le articolazioni, aiuta la testa.

  • 37. In che cosa consiste il bending test?

    L’esame più semplice è il bending test: si fa flettere anteriormente il busto del ragazzo in avanti, con il capo chino, le braccia rilassate e gli arti inferiori estesi. Così facendo, si evidenziano i gibbi che si devono misurare nel punto in cui c’è il maggior dislivello tra i due lati. La misurazione dei gibbi si effettua utilizzando uno scoliometro per determinare l’angolo di rotazione del tronco. Nel caso in cui si riscontri un valore superiore ai 5° è necessaria una visita specialistica.

  • 38. E le radiografie si misurano?

    Assolutamente sì, ed è un rapido test per capire se si è capitati dal medico esperto di colonna, che misurerà sempre le radiografie in caso di scoliosi.

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  • 39. A che cosa servono gli esercizi?

    In Isico utilizziamo l’approccio Seas (Approccio Scientifico con Esercizi alla Scoliosi) che è in continua evoluzione in base alla ricerca scientifica. E’ il primo step che applichiamo con pazienti con curve lievi (sotto i 15°) e che poi, nel caso di curve più gravi (generalmente oltre i 20°), abbiniamo al corsetto. Gli esercizi hanno difatti la capacità di allenare il fisico pur non sostituendosi al corsetto là dove è richiesto.

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  • 40. Perché qualcuno dice che gli esercizi non servono ?

    Tanti utilizzano tecniche a volte inutili, a volte addirittura dannose per i pazienti con scoliosi. Spesso queste tecniche si nascondono dietro grandi nomi, non di rado stranieri: da Mézières a Souchard, dalla Rieducazione Posturale Globale all'osteopatia, per giungere alla chiropratica, alle manipolazioni di diverso genere, al Sohier, al Klapp, ai vari byte, plantari su misura, spessori e cunei assurdi, ma anche i massaggi, le elettrostimolazioni e tutte le tecniche passive.
    Alla base ci sono i principi dei maestri ispiratori e non le necessità della patologia e soprattutto del paziente,in questo modo vengono provocati solo dei grandi danni: in primo luogo ai pazienti e poi alla serietà di chi lavora bene anche con gli esercizi.
    In letteratura ci sono numerosi lavori pubblicati che sostengono l'utilità degli esercizi. E' vero, come sostengono i detrattori degli esercizi, che sono lavori che non hanno il rigore che la letteratura medica richiede per poter affermare con assoluta certezza che una terapia è efficace, ma è altrettanto vero che se questa fosse la richiesta per tutte le terapie per la scoliosi non si potrebbe fare più nulla.
    Anche per tutti gli altri trattamenti, dai corsetti alla chirurgia, non ci sono studi definitivi, come per gli esercizi. Di certo sappiamo che gli esercizi corretti, come quelli proposti da ISICO su rigorose basi scientifiche teoriche e secondo le attuali prove di efficacia in letteratura medica, sono sia una prevenzione quando la scoliosi è lieve sia un elemento essenziale per ottenere un risultato finale ottimale quando si indossa un corsetto.

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  • 41. Quando viene consigliato il corsetto?

    Con curve oltre i 15° fino ai 25° utilizziamo coi nostri pazienti lo Spinecor, un corsetto poco invasivo che consente ampia possibilità di movimento, lo step successivo è un corsetto rigido (lo Chaneau), mentre per curve oltre i 35° viene prescritto lo Sforzesco.

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  • 42. Di media per quanto tempo va indossato?

    Inizialmente va sempre indossato per un numero di ore compatibile con la situazione clinica, dalle 18 ore in su, bisogna ricordare che, come dimostrato in letteratura, l’efficacia si raggiunge col corsetto a tempo pieno e le 18 iniziali sono un compromesso per il primo periodo.

  • 43. Per quanti anni?

    Dipende dalla crescita ossea singola, quindi va considerato caso per caso.

  • 44. Che cosa succede alla scoliosi in età adulta?

    Se la scoliosi si attesta sotto i 30° viene considerata risolta, oltre i 30° invece ci può essere un rischio di peggioramento e quindi la schiena va controllata periodicamente.

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  • 45. Scoliosi e sport: è possibile?

    Certo, magari escludendo, nei casi più gravi, lo sport agonistico. Lo sport, anzi, viene considerato un elemento molto importante da affiancare alla pratica di un’attività rieducativa specifica perché è il mezzo naturale per coltivare e migliorare le buone capacità neuromotorie del corpo in crescita dell’adolescente, perché rinforza le qualità fisiologiche di base della colonna vertebrale in difficoltà, perché riduce gli effetti collaterali del corsetto, quando è previsto il suo uso.
    Inoltre, la pratica di un’attività fisica con il corsetto indossato (quando possibile) amplifica l’azione modellante delle sue spinte.

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  • 46. Scoliosi e nuoto?

    Il nuoto è uno sport completo per gli arti, cuore e polmoni, ma non per la schiena: la colonna è progettata per affrontare la forza di gravità e a questo la si deve allenare. Mettendosi in acqua si toglie il peso sulle spalle: utile in fase acuta, inutile per allenare la schiena.
    La tradizione del nuoto, come correttore della scoliosi, parte dai tempi in cui si pensava che la scoliosi si curasse levandosi dalla forza di gravità. Pensate che esistevano nell’Europa dell’Est centri che cercavano di curare le gravi scoliosi mettendo i pazienti a letto per dei mesi. Con la riabilitazione noi oggi cerchiamo di allenare delle qualità fisiche per fronteggiare la forza di gravità e questo si ottiene meno bene in acqua.

  • 47. Perché non utilizzate il Milwaukee?

    In Isico abbiamo “pensionato” gesso e Milwaukee perché abbiamo un corsetto altrettanto efficace (se non di più, perché più progressivo e in grado quindi di continuare a correggere nel tempo): lo Sforzesco.
    Di certo le correzioni con il Milwaukee della sola scoliosi sono ottime, e se ci si concentra su quelle, allora non c’è motivo di cambiare. Se si guarda alla testa e alla psiche oltre che alla schiena, se si pensa alla funzione futura della colonna e non solo alla sua anatomia, se concretamente si punta a far portare il corsetto e non solo a prescriverlo, allora i motivi per abbandonare il Milwaukee (secondo noi) sono di gran lunga superiori a quello di continuare a prescriverlo.

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  • 48. Il corsetto rappresenta un problema per l’adolescente?

    Isico utilizza corsetti correttivi bassi, che restano tranquillamente sotto la maglietta, purchè un po’ morbida, e sono veramente ben tollerati e poco visibili. Con questi si può fare sport, ginnastica a scuola, si fa vita assolutamente normale. Anzi, non solo si può: si deve. Perché più ci si muove con il corsetto addosso migliori risultati si ottengono. Il corsetto non è un cilicio: è un trattamento impegnativo ma è un’ortesi esattamente come l’apparecchio per i denti, antiestetetico (certamente di più del corsetto per il tronco, solo che è socialmente più accettato) e fastidioso, tuttavia utile, nel nostro caso il vantaggio non è solo estetico ma anche importante per l’età adulta in termini di minori dolori e problemi alla schiena.

  • 49. Quando è necessario l’intervento?

    Quando è inevitabile, ossia quando non si è riusciti a curare la scoliosi con metodi non chirurgici, quando supera livelli che possono creare problemi al paziente per il resto della sua vita, e il paziente e la famiglia lo accettano

  • 50. Banco e posizione seduta: un rischio per la colonna?

    La posizione seduta provoca nel bambino le stesse conseguenze, esaltate per intensità, che provoca negli adulti. La colonna vertebrale non è infatti progettata per restare a lungo in posizione seduta, cioè dal punto di vista della colonna piegata in avanti, con una inversione della normale curvatura che tutti abbiamo nella parte bassa della schiena (la lordosi).
    Questo sviluppa “sofferenza” delle strutture, che necessitano di un sollievo tramite il cambio di posizione frequente, sia per non riportare dei piccoli danni sia per non andare incontro a una vera e propria “asfissia” da carenza di ossigenazione.

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  • 51. Schiena: che cosa si può fare a scuola?

    Il bambino si muove spesso nel tentativo di dare sollievo alle proprie strutture. Se la classe diventa irrequieta, fate alzare tutti per due secondi, con un giro intorno alla sedia: i bambini dopo saranno più calmi perché la colonna avrà avuto un sollievo e più attenti perché si saranno distratti un po’. Inoltre, vietato far saltare l’intervallo o farlo in classe da seduti; infine, bisogna fare camminare i bambini almeno a ogni cambio dell’ora, meglio ancora ogni 30-40 minuti.

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  • 52. Esistono per la medicina ortopedica “malattie da scuola”?

    No. Esistono solo posture corrette e scorrette. Per quanto riguarda la scoliosi, non esiste banco che la provochi. Solo il dorso curvo può riconoscere una causa in una esagerata sproporzione tra il banco e la sedia che causa una posizione a lungo flessa in avanti.

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  • 53. Gli standard UNI cui si riferiscono le aziende costruttrici sono corretti?

    Queste dimensioni sono certamente adeguate dal punto di vista ergonomico. L’ergonomia moderna insegna però che non può esistere una sedia o un banco che da solo garantisca di evitare problemi. Tutti gli strumenti possono essere usati bene o male: se abbiamo la sedia più ergonomica, il banco meglio progettato e non sappiamo usarli correttamente, allora non risolveremo mai i problemi.

  • 54. Dalla scoliosi si guarisce?

    La fine della terapia non implica che la scoliosi sia guarita, dato che dalla scoliosi non si guarisce. Guarire vorrebbe dire tornare a zero gradi, cosa che è realmente eccezionale, ma ciò che conta in realtà è avere una curva lieve anche se la colonna non è perfettamente dritta. La terapia della sco-liosi finisce al termine della crescita ossea, a parte i casi gravi scoperti molto tardi o quei casi in cui la maturazione ossea è più lenta della media. A quel punto si entra nella fase del monitoraggio, con controlli periodici ogni anno, biennali o triennali a seconda dell’entità. Se a un certo punto la scoliosi inizia a peggiorare ci sono 2 possibilità: sottoporsi all’intervento, oppure mettersi a fare regolarmente esercizi specifici per mantenere la situazione stabile.

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  • 55. Quali risultati aspettarsi nella cura della scoliosi?

    Purtroppo con la scoliosi non c’è garanzia di risultato. Secondo la nostra esperienza non ci sono praticamente problemi a controllare curve sotto i 30° scoperte in età adolescenziale (diverso il caso delle scoliosi infantili e giovanili, che peggiorano invece quasi sempre in pubertà nonostante il trattamento). Oltre i 50° invece i possibili peggioramenti nonostante un trattamento ben fatto sono comuni. Il problema quando si hanno più di 50° di curva è che non basta stabilizzare, ma si deve migliorare. Questo è pos-sibile, ma costa molta fatica, corsetti fatti perfettamente, usati al meglio, ed esercizi corretti e ben adattati al trattamento (ossia integratiperfettamente con il corsetto). Tra i 30° e 50° il peggioramento è comunque molto raro (ben al di sotto di 1 caso su 100 - sempre che si lavori bene), ma è sempre possibile, purtroppo.

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  • 56. L’atteggiamento scoliotico è una patologia?

    Un atteggiamento scoliotico non è una patologia: si tratta semplicemente della presenza di lievi asimmetrie. Bisogna distinguere un dismorfismo come la scoliosi da una paramorfismo come l’atteggiamento scoliotico. In quest’ultimo infatti mancano i classici segni clinici della scoliosi come il gibbo, provocato dalla rotazione vertebrale e la deformità ossea presente radiograficamente. Pertanto, senza una curva radiografica e in assenza di rotazione, per definizione non siamo di fronte ad una scoliosi. In questi casi, se non basta un rinforzo muscolare generico dato dall’attività fisica regolare, può essere utile della ginnastica specifica. Durante il periodo dello sviluppo è opportuno fare qualche controllo specialistico per essere sicuri che l’atteggiamento scoliotico non nasconda una piccola scoliosi vera. In tal caso sarebbe necessario un tratta-mento più specifico.

  • 57. Cosa dicono gli studi scientifici?

    •  la scoliosi non ha origini psicologiche
    • i muscoli non causano la scoliosi (salvo rarissime eccezioni perfettamente diagnosticabili)
    • le deformazioni ossee, una volta acquisite, sono molto poco (per non dire quasi per nulla) modificabili senza ricorrere a strumenti esterni al nostro   corpo. Si possono correggere gli atteggiamenti posturali, ma non le ossa, e la scoliosi è una deformità delle ossa.
    • non esiste una terapia che corregga del tutto la scoliosi vera: non ci riesce la chirurgia, non ci riesce il corsetto, tanto meno ci possono riuscire degli esercizi
    • se si riesce a raddrizzare una colonna, allora vuol dire che quella non era una scoliosi vera ma un atteggiamento scoliotico (e quindi bastava un po’ di sport per recuperarla, senza nessuna terapia)
  • 58. L’osteopatia è efficace nella cura della scoliosi?

    Oggi non esistono prove circa l'efficacia dell'osteopatia come terapia della scoliosi. Chi utilizza l'osteopatia nel campo della scoliosi come unica arma si assume un rischio considerevole, poiché lo fa senza aver verificato la reale efficacia di quello che sta facendo, o se lo ha fatto non ha poi pubblicato i dati al fine di far crescere l'intera comunità scientifica. Sicuramente la strada dell'osteopatia appare molto più affascinante e più facile di quella del corsetto.Qualcuno propone invece l'associazione dell'osteopatia agli altri trattamenti, non come alternativa ma come arma in più. Anche in questo caso non è possibile dire con certezza se ci possano essere dei vantaggi. Ultimo commento: quanto detto per l'osteopatia vale anche per la chiropra-tica e tutte le metodiche di medicina manuale, come appare da un lavoro di revisione della letteratura pubblicato qualche tempo fa dal nostro gruppo.

  • 59. Terapie inefficaci

    Medicina è tutto ciò che si muove in ambito scientifico, con verifica dei risultati, e "non scientifico" tutto il resto. E un paziente dovrebbe fidarsi solo di chi si muove in ambito scientifico: tra questi non ci sono i Metodi, che per definizione sono basati sulle idee del loro inventore, che spesso è persona carismatica e di grandi capacità, ma questo non basta. Meziéres, Souchard (o Rieducazione Po-sturale Globale, o Campo Chiuso, o Posturale), Bertelè, Pancafit, Sohier, ID (I-stituto Duchenne) sono solo alcuni dei Metodi confrontatisi con la scoliosi sulla base delle idee di chi li ha inventati e non sulla base delle conoscenze scientifiche

  • 60. I corsetti sono tutti uguali?

    Quando un medico prescrive un corsetto è come se prescrivesse un mobile. Se prescrive un corsetto "Cheneau" oppure un corsetto "Lyonese" è come se prescrivesse "una credenza" oppure "un tavolo da cucina". Tutti possiamo andare da un artigiano costruttore di mobili (in questo caso da un tecnico ortopedico, che lavora sempre su misura e mai sul preconfezionato che non ha alcun senso nelle deformità vertebrali) che ci può dare un mobile (prescrizione di un corsetto) oppure una credenza (prescrizione di uno Cheneau). I medici più avanzati scrivono anche quante spinte, dove localizzate, quanto alte etc: è come se scrivessero quante ante della credenza, quanti cassetti. Ma c'è ancora una discrezionalità enorme da parte del mobiliere. Ecco perché in questo campo gli esperti hanno definito a livello internazionale che vale solo la collaborazione diretta tra un medico e un tecnico ortopedico: solo così si avrà un prodotto esattamente corrispondente alle necessità del pa-ziente. Gli esperti hanno pure definito che i due devono lavorare insieme regolarmente, che si devono confrontare caso per caso per poter arrivare a dare il prodotto migliore al paziente. Detto questo, è evidente che non tutti i corsetti sono uguali. Noi personalmente crediamo fermamente che la tollerabilità del corsetto sia un obiettivo da perseguire, così come la sua minor visibilità in assoluto. E' per questi motivi che non usiamo più alcuni modelli di corsetti visibili, ingombranti, spesso dolorosi.

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  • 61. Quando l’intervento chirurgico è inevitabile?

    L'intervento deve essere una scelta del paziente condivisa con il medico e la propria famiglia. I rischi e le possibili complicanze dell'intervento sono tali da non poter "imporre" una scelta del genere ai pazienti. Quello che i medici de-vono fare è dare correttamente tutte le informazioni (basate sulla scienza e non solo sulle nostre personali opinioni) ai pazienti e alle famiglie e poi gli strumenti perché si possano curare nella maniera migliore possibile. L’intervento è infatti una terapia senza ritorno, è una scelta definitiva.

  • 62. Con una scoliosi sopra i 50° quali sono le possibilità terapeutiche?

    •  - la chirurgia, definitiva, da cui non si torna indietro, più invasiva e rischiosa, che però garantisce il non peggioramento e la possibilità di "dimenticarsi" della scoliosi per anni.
    •  
    •  - esercizi specifici e cura costante della propria schiena; da questa scelta si può tornare indietro, se le cose peggiorano, anche se i rischi dell'intervento più si va avanti negli anni più aumentano.
  • 63. Quali sono le complicanze dell’intervento chirurgico?

    La rottura della barra è una delle possibili complicazioni dell'intervento. Succede, non spessissimo, ma succede. La barra spesso si trova in un tessuto cicatriziale se non addirittura osseo e quindi questo fa sì che non ci siano problemi particolari. Tutto dipende da una valutazione e la scelta se ri-operare o meno dipende dalla valutazione dei possibili danni che la barra può provocare rispetto ai rischi di un re-intervento. Questo va chiesto al chirurgo direttamente per poter fare una scelta cosciente.

  • 64. Scoliosi e Yoga

    Secondo l’evidenza scientifica esistente, nell’ambito del trattamento conservativo della scoliosi, gli esercizi fisioterapici specifici vanno impiegati come primo step terapeutico, in caso di scoliosi lievi e medio-lievi. L’obiettivo è fermare o limitare la progressione della curva in pubertà, prevenire le disfunzioni respiratorie ed eventuali algie vertebrali e migliorare l’estetica del paziente. Gli esercizi si basano sulla nozione fondamentale dell’autocorrezione del paziente, il quale impara, con l’esercizio specifico appunto, a contrastare la deformità, nei tre piani dello spazio, verso cui viene spinta la sua colonna vertebrale.
    Da quanto detto deriva l’altra caratteristica fondamentale di tali esercizi: quella di essere ‘costruiti’ specificamente addosso a ogni paziente, perché ogni scoliosi costituisce un ‘mondo a sé’ e va pertanto affrontata con piani fisioterapici personalizzati e individuali. Infine un’ulteriore caratteristica è quella di essere inseriti nel contesto delle attività della vita quotidiana.
    Lo Yoga, al contrario, non ha finora dimostrato scientificamente alcuna efficacia, nel trattamento conservativo della scoliosi. Lo yoga fa parte di quel gruppo di tecniche di movimento alternative che in alcuni casi, soprattutto negli Stati Uniti, vengono usate anche come tecniche di trattamento di problemi di salute. Lo yoga, dunque, è costituito da esercizi o posizioni ripetute, che non contemplano assolutamente il concetto dell’autocorrezione, né sono ‘tagliate’ specificamente addosso a ogni paziente. L’unico obiettivo comune, che alcune posizioni dello Yoga potrebbero avere con gli esercizi fisioterapici specifici citati, è quello di incrementare l’effetto stabilizzante dell’esercizio stesso, ma anche questo resta da dimostrare in termini scientifici.

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  • 65. Posso fare il bagno(in mare o piscina)col corsetto?

    Sì, è possibile fare il bagno con indosso il corsetto!Basta rispettare una piccola serie di accorgimenti, facendo attenzione e ricordando che non tutti i corsetti purtroppo lo permettono.

    6 regole per fare il bagno con il corsetto:

    • togliete il Thermobrace prima dell’immersione in acqua, avendo cura di non tenerlo al sole. Ricordate di riposizionarlo al termine del bagno  se fate il bagno in mare sciacquate bene il corsetto con acqua dolce per togliere la salsedine
    • asciugate bene il corsetto
    • non utilizzate il phon ad aria calda per asciugare le spinte ed evitate l’esposizione diretta del corsetto al sole estivo. In particolare, il sole può surriscaldare le parti metalliche che oltre a diventare roventi si dilatano. Di conseguenza, i fori dove le cerniere si attaccano alle valve in plastica scaldandosi si allargano e si deformano in maniera pericolosa per l’integrità del corsetto, in quanto al momento del raffreddamento la parte metallica riprende le dimensioni iniziali mentre la plastica rimane irreversibilmente allargata e deformata.
    • se le spinte sono rivestite con l’alcantara, fatele asciugare molto bene perché questo materiale può rovinarsi facilmente
    • per una maggiore precauzione, potete rivestire interamente il corsetto durante il bagno con la maglia tubolare elastica (SOFT-TUBE o prodotto simile).

    ATTENZIONE!

    • Non è possibile effettuare il bagno con il corsetto se la pattina che protegge l’addome è in cuoio, materiale che si rovina a contatto con l’acqua. È necessario sostituirla con una in plastica (parlane con il tuo tecnico ortopedico);
    • Nel caso di collaudo recente o se siete in procinto di fare un collaudo rivolgetevi alla vostra officina ortopedica di riferimento per maggiori informazioni e procedure da seguire legate alla tipologia del vostro corsetto
    • È importante seguire con attenzione le precauzioni indicate: il corsetto è un presidio medico fornito dal Servizio Sanitario Nazionale e occorre evitare i danni dovuti a negligenza.

    Evitate di fare il bagno dove non si tocca anche se sapete nuotare!

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  • 66. Posso andare in bici, moto e motorino col corsetto?

    • Bicicletta
      Nel codice non c’è nulla di esplicito che riguardi la guida della bicicletta. L’unico articolo teoricamente applicabile dice che “i ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie”. Per quanto riguarda la pedalata, potrebbe esserci qualche problema se la posizione del manubrio rispetto alla sella obbliga a piegarsi a livello dell’anca molto più di 90°. In questo caso, è indispensabile modificare quanto basta l’altezza del manubrio (o la sua forma) e quella della sella, perché la pedalata sia libera.
    •  Motorino, scooter e moto.
      Secondo il codice della strada non c’è alcun problema per la guida di qualsiasi veicolo. Se mani e gambe sono utilizzabili si può guidare anche un’astronave.


    Attenzione! In caso di incidente, l’assicurazione potrebbe creare dei problemi. Se guidate auto o moto, il consiglio è quello di sentire anche la propria assicurazione e se dovesse richiedere ulteriori specifiche in merito al corsetto che indossate, parlatene con il vostro medico.

      

  • 67. Perché le ore di indossamento del corsetto devono essere continuate?

    Il primo motivo si basa su uno studio pubblicato di recente (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24859575) che dimostra che ci vogliono almeno due ore perchè la colonna vertebrale raggiunga la correzione desiderata dopo aver indossato il corsetto: la schiena non raggiunge la massima correzione appena indossato il corsetto, ma dopo almeno 2 ore. Quindi bisognerebbe sommare alle ore di libertà dal corsetto anche le ore necessarie per ritornare in correzione all'interno del corsetto. Con più pause, la terapia può risultare meno efficace, a parità di ore di indossamento. 

    Il secondo motivo è che ovviamente togliere il corsetto è un piacere (anche i più piccini imparano in un attimo!), rimetterlo molto meno, per cui spesso si tergiversa, indugiando sotto alla doccia, finendo una telefonata o tardando in giro con gli amici. Così le ore di libertà si dilatano senza rendersene conto. E se questo avviene più volte al giorno, sarà ancora più difficile rispettare le indicazioni del medico.

  • 68. Le radiografie fanno male?

    In realtà, la preoccupazione per le radiazioni delle radiografie sono decisamente eccessive. Una volta, agli albori della radiologia, le apparecchiature utilizzate erano veramente molto dannose, perché utilizzavano altissimi dosaggi di raggi x, e ci è voluto un po’ a comprenderne i rischi. Nel corso degli anni la tecnica è migliorata molto, e gli apparecchi di oggi non hanno niente a che vedere con quelli che si usavano nei decenni passati. Pensate che solo nell’ultimo decennio, con il passaggio dalle apparecchiature analogiche a quelle digitali, la riduzione dei raggiimpiegata è stata del 15%. Inoltre, nessuno ci pensa ma noi viviamo costantemente immersi nelle radiazioni che arrivano dal sole, e che sono le stesse che vengono utilizzate in radiologia.
    Inoltre per fare diagnosi di scoliosi è necessario incrociare i dati della visita con quelli della radiografia. La radiografia fornisce anche  indicazioni sulla prognosi, cioè sui rischi futuri legati alla scoliosi, in particolare il rischio di peggioramento, e serve a monitorare l’andamento della terapia.

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  • 69. Dopo la terapia la schiena torna storta?

    Nella nostra esperienza e nei dati che abbiamo pubblicato non è affatto vero che quasi sempre la colonna torni storta come prima della terapia, tanto meno ancora più storta. Se si fanno le cose giuste il risultato è generalmente stabile, per lo meno nel medio termine.

    I peggioramenti a fine terapia possono dipendere da vari fattori, che possono agire singolarmente o insieme:
     

    - non sono stati fatti gli esercizi
    - sono stati fatti esercizi sbagliati
    - il corsetto è stato tolto troppo presto
    - il corsetto è stato tolto troppo rapidamente 

    In uno studio che abbiamo pubblicato, abbiamo proprio dimostrato, per esempio, che chi fa gli esercizi giusti ha un risultato sostanziamente stabile quando abbandona il corsetto, chi fa esercizi poco specifici ha un peggioramento di qualche grado, chi non fa gli esercizi in media peggiora di 5 gradi, a volte anche 10°. Questo a parità di qualità e dosaggio del corsetto.

    La fase di abbandono del corsetto è cruciale. Oltre agli esercizi è fondamentale che l'abbandono sia estremamente graduale. La colonna deve abituarsi in maniera progressiva e graduale a stare senza corsetto, soprattutto quando la curva è molto seria.
    Per finire, bisogna ricordare che quello che accade in età adulta dipende anche dal risultato finale: chi chiude la terapia sotto i 30° normalmente rimane stabile, chi chiude oltre i 50° tende generalmente a peggiorare gradualmente nel tempo, mentre tra i 30° e i 50° il rischio aumenta progressivamente all'aumentare della curva. Anche di questo bisogna quindi tenere conto.