Notizie da Isico

Scoliosi: lo sport evita il peggioramento

Andrea, 12 anni, e una passione: quella per la racchetta da tennis. Ginevra, 14 anni, e l’equilibrio sulle punte: ama danzare. E poi Alice, Claudia e Mario, tutti praticano il loro sport preferito più volte a settimana: nuoto, tennis, basket, pallavolo e danza. E tutti hanno in comune qualcosa: la loro schiena ha una curva superiore ai 10° e inferiore ai 25°. Si tratta di scoliosi idiopatiche adolescenziali e giovanili, lievi, per intenderci non necessitano di un corsetto ma di controllo e terapia con esercizi. 

Loro sono alcuni dei 511 pazienti (di cui 415 femmine), età media 12 anni, inclusi nello studio “Sport activity reduces the risk of progression and bracing: an observational study of 511 JIS and AIS Risser 0-2 adolescents", presentato alla tredicesima edizione del congresso internazionale Sosort (Società Internazionale per lo Studio e il Trattamento Conservativo della scoliosi), che si è tenuto lo scorso aprile a Dubrovnik, in Croazia. Isico (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) è stato in prima linea presentando sette diverse ricerche, fra le quali questo studio su sport e scoliosi.

 

“Abbiamo condotto uno studio di tipo retrospettivo ma con dati raccolti in modo prospettico, verificando l'evoluzione della scoliosi nel controllo radiografico dopo un anno di terapia- spiega la dott.ssa Alessandra Negrini, fisioterapista di Isico e Responsabile tecnico del Centro Scoliosi di Vigevano -  In letteratura non esistono studi di questo tipo fino ad ora. Abbiamo osservato pazienti con diagnosi di scoliosi adolescenziale e giovanile, sopra i dieci anni, per un anno. A nessuno di loro è stato prescritto un corsetto ma esercizi. E abbiamo cercato di verificare l’effetto che l’attività sportiva e la relativa frequenza hanno su adolescenti con scoliosi idiopatica”.

Dei 511 pazienti, 318 sono stati collocati nel gruppo sport avendo una frequenza regolare da 2 volte a più a settimana, gli altri invece nel gruppo non sport, avendo una sola frequenza o addirittura nessuna. Entrambi i gruppi ovviamente avevano la medesima terapia con esercizi, al di là della pratica sportiva. 

“Nel gruppo non sport abbiamo verificato un maggior rischio di peggioramento (vale a dire un aumento di più di 5° Cobb) e di fallimento (cioè la necessità di indossare un corsetto)- continua la dott.ssa Negrini - là dove invece c’è attività sportiva il rischio si riduce. I pazienti dello studio hanno evidenziato anche che maggiore era la frequenza settimanale dell’attività sportiva minore erano le probabilità di peggioramento. Lo sport sembra avere effetti positivi, senza differenze riscontrate fra le singole discipline, e contribuisce a tenere sotto controllo la scoliosi. Obiettivo, infatti, non è il miglioramento perché lo sport non deve essere considerato una terapia a differenza degli esercizi specifici. L’idea ora è far partire uno studio prospettico con dati nuovi e non già raccolti in precedenza come in questo caso”.