Breadcrumbs

Scoliosi

Che cos'è la scoliosi?

La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna che in base all'età di prima rilevazione viene definita infantile (fino a tre anni),giovanile (dai tre anni fino alla pubertà), adolescenziale (dalla pubertà fino alla completa maturità ossea o dell’adulto.
Oltre l’80% delle scoliosi viene diagnosticato durante l’adolescenza. Riguarda in 7 casi su 10 il sesso femminile e colpisce circa il 3% della popolazione, anche se è grave in meno dello 0,5 per mille.


Scoliosi idiopatica
E’ definita nell’80-85% dei casi idiopatica, parola che indica che per ora non ne conosciamo le cause: negli altri casi è secondaria a malattie neurologiche, congenite, metaboliche, etc...
La scoliosi idiopatica è una malattia familiare, nel senso che se qualcuno in famiglia ce l’ha, è probabile che anche altri ne soffrano, sia pure con diversa gravità: attenzione a figli e nipoti, dunque.
Di solito si presenta durante la crescita e peggiora sino alla maturazione ossea, con un picco a inizio pubertà, alle soglie dell’adolescenza.
Purtroppo, se supera certi livelli (spesso oltre i 30°, quasi sempre oltre i 50°), l’evolutività non finisce con la crescita, anche se diviene molto lenta (0,5-1 grado all’anno): spesso ne consegue un incurvamento di lato e in avanti in età anziana. 

Oltre l’80% delle scoliosi viene diagnosticato durante l’adolescenza. 
La scoliosi è una deformità tridimensionale della colonna

Scoliosi nell'adulto

Nell’immaginario collettivo due esempi di scoliosi dell’adulto non curate sono Quasimodo, il gobbo di Notre Dame (scoliosi toracica), e la strega di Biancaneve secondo Walt Disney (piegata nella parte bassa della schiena per una scoliosi lombare, oltre al dorso curvo in alto).
Di fatto la terapia è preventiva, per evitare problemi in età adulta, che possono essere: dolore, impatto estetico, deformità progressiva, e raramente problemi cardiorespiratori.

Scoliosi: sintomi?

La scoliosi non ha sintomi come normalmente intesi. Mentre in età adulta, scoliosi non curate, possono portare a dolore, deformità progressiva e a volte problemi cardiorespiratori, durante la crescita non si hanno sintomi evidenti, tanto che la patologia viene individuata spesso casualmente da un osservatore esterno o tramite uno screening con radiografia.

Obiettivi e terapia
Scopo primo della terapia è ottenere un rachide che permetterà ai nostri pazienti una buona funzionalità in età adulta, nel contesto di un corpo e una psiche ben sviluppati.
A questo si affiancano tutta una serie di ragioni/obiettivi:

  • Estetica
  • Qualità della vita
  • Disabilità
  • Mal di schiena
  • Benessere psicologico
  • Progressione
  • Funzionalità respiratoria
  • Dati clinici e radiografici
  • Necessità di ulteriori trattamenti nella vita adulta
  • Risultati correlati a postura, equilibrio, movimento
  • Risultato cognitivo

Di conseguenza crediamo in una terapia precoce, adeguata, protratta:

  1. precoce: se è vero che tanto più precoce è l’insorgenza tanto maggiore è la progressione, altrettanto precoci dobbiamo essere noi nel mettere in atto, in presenza di chiari segni di evolutività, le terapie;
  2. adeguata: alla gravità attuale e alle potenzialità future della scoliosi, con opzioni che vanno dagli esercizi, all’uso delle ortesi, alla scelta del numero di ore quotidiane di terapia ortesica;
  3. protratta: sino alla fine della maturazione ossea

Come agire per combatterla?

  • 1

    Semplice osservazione

    Le curve sono lievi

  • 2

    Esercizi specifici

    Proposti da personale esperto due/tre volte alla settimana: se la curva peggiora

  • 3

    Corsetto

    Ancor oggi la vera e più efficace terapia per la scoliosi: si applicano con dosaggi differenti, dalle 18 alle 24 ore al giorno

  • 4

    Sforzesco

    Abbiamo sostituito il gesso con un nuovo corsetto (denominato Sforzesco) in grado di offrire la stessa efficacia.

Ernia del Disco

L’ernia vera e propria, poi, quasi sempre compare nel momento in cui ci si rialza da una posizione in flessione anteriore, magari combinata con una rotazione.

L’ernia del disco, come tutte le altre erniazioni, è data dalla fuoriuscita di un contenuto dal proprio naturale contenitore. 
In questo caso il contenuto è il nucleo del disco intervertebrale, il contenitore è il cosiddetto anulus, ossia la parte esterna del disco intervertebrale, il cuscinetto che ha il compito di ammortizzare le forze che si sviluppano all’interno della colonna tra una vertebra e l’altra.

Perché il nucleo del disco intervertebrale esce dalla propria sede?

Si crea una lesione nell’anulus e in questa lesione si infila il nucleo, che non è altro che acqua. La lesione dell’anulus di norma avviene o per microtraumi ripetuti (lavori fisicamente impegnativi compiuti male, ma anche posizioni sbagliate in un fisico predisposto) o per un trauma importante che interviene a volte qualche giorno prima dell’erniazione, altre volte contemporaneamente.
L’ernia vera e propria, poi, quasi sempre compare nel momento in cui ci si rialza da una posizione in flessione anteriore, magari combinata con una rotazione. In questo modo infatti si spinge posteriormente il nucleo del disco intervertebrale che letteralmente si infila nella lesione precedente dell’anulus, e fuoriesce.

L’ernia vera, quella che è a rischio di intervento chirurgico, provoca una lesione delle radici nervose che fuoriescono dal canale vertebrale dietro al disco. Si riconosce perché c’è la cruralgia, ossia un dolore che corre lungo la coscia sul davanti, o la sciatica, ossia un dolore posteriore lungo tutta la gamba, sino al polpaccio o al piede: quindi, se non c’è dolore alla gamba, non c’è neanche un’ernia significativa.

La teoria più accettata oggi è che si sia di fronte a un grosso fenomeno infiammatorio del nervo, causato non tanto dallo schiacciamento, quanto piuttosto dal rilascio di tutta una serie di sostanze contenute nel nucleo discale che sono fortemente lesive per il nervo. 
Questa nuova spiegazione non è secondaria: se la lesione è infatti compressiva la soluzione è inevitabilmente la decompressione, ossia un intervento di tipo meccanico, spesso chirurgico. Se invece la lesione è chimica, allora si aprono nuove speranze per nuove terapie, e alcuni recenti studi farmacologici sembrano molto promettenti, anche se ci vorrà qualche anno per vederne il risultato.

Diagnosi: il ruolo del medico

Se è vero che l’ernia si vede con un esame come TAC o Risonanza Magnetica, dal momento che oggi sappiamo che circa il 25-30% delle persone che non hanno mai avuto mal di schiena in vita loro hanno un’ernia, abbiamo capito che la vera diagnosi di ernia del disco significativa si può fare solo con una visita. 
La TAC e la RM ci possono solo confermare qualcosa che il bravo medico vede al letto del malato. Quello che si vede è una perdita di forza, di sensibilità o di riflessi a livello delle gambe. Se questi test sono negativi, se anche c’è un’ernia non ci può essere l’assoluta certezza che questa sia la causa del dolore.

In Isico i medici sanno individuare se c’è un problema e nelle visite di controllo si possono vedere delle variazioni positive rispetto alla prima visita, anche se magari i sintomi non sono migliorati.

Come superare il dolore

Per ridurre l'infiammazione si può usare un trattamento come il cortisone o gli infiammatori. 
Si deve evitare di mettersi completamente a letto: si devono alternare momenti di riposo al movimento, evitando le posizioni che fanno aumentare il dolore e caricano la schiena. In particolare spesso la posizione che fa più male è quella seduta. In ogni caso si devono seguire i consigli che il dolore stesso fornisce. 
Poi si possono trovare validi aiuti nelle mani di un rieducatore esperto come quelli di Isico: l’esperienza è fondamentale.

Terapia manuale ed esercizi


E’ possibile utilizzare delle tecniche di terapia manuale per mobilizzare la colonna favorendo, se è vera l’ipotesi della compressione all’origine del dolore, si crea un maggior spazio per il transito della radice nervosa. Se è invece vera l’ipotesi dell’infiammazione, allora il beneficio deriva proprio dalla mobilizzazione secondo regole di corretto svolgimento del dolore.

Tra gli esercizi delle una delle teniche più usate è quella messa a punto da un fisioterapista neozelandese, McKenzie, che cercano di ridurre la pressione del disco sul nervo spingendo la parte di disco che comprime, nella sua posizione normale. Anche in questo caso è però possibile che si tratti semplicemente della mobilizzazione ben regolata secondo l’andamento del dolore a dare il beneficio.

La chirurgia

Se il dolore non passa non rimane che la chirurgia, sapendo però che questa garantisce di togliere il male alla gamba e non il mal di schiena e che, sul lungo periodo, il rischio di ricaduta è lo stesso sia che ci si operi sia che non lo si faccia. 
Di certo però, se in quattro settimane non si sta decisamente meglio, allora si deve attendere che i tempi di autorisoluzione siano abbastanza lunghi: l’intervento chirurgico è invasivo, lascia degli esiti cicatriziali, richiede una sua convalescenza, ma se riesce toglie immediatamente almeno il dolore alla gamba. Ovviamente è il paziente a scegliere, tenendo conto che in ogni caso, sia che si operi sia che non lo faccia, il rischio di ricaduta è molto alto per i due anni successivi. Fondamentale è quindi la prevenzione.

Come agire per combatterla?

  • 1

    Diagnosi

    E' fondamentale il ruolo del medico per individuare l'ernia durante la visita

  • 2

    No al riposo assoluto

    Vietato mettersi a letto, alternare il movimento a momenti di riposo

  • 3

    Terapia

    In prima battuta trattamento con antinfiammatori, utile della terapia manuale di mobilizzazione della colonna.

Artrosi

L'artrosi è come i capelli bianchi: è l'invecchiamento delle ossa, quindi inevitabile.

L’artrosi è un processo degenerativo dell’osso conseguente ad una anomalia dei tessuti che dovrebbero attutire gli urti tra le ossa: questo provoca una reazione con la produzione di osso patologico intorno a quello normale, i famosi becchi artrosici. 
E’ importante sapere che l’artrosi è come i capelli bianchi: è l’invecchiamento delle nostre ossa, quindi inevitabile. Tuttavia artrosi non significa automaticamente dolori, in particolare a livello della colonna vertebrale. Si tratta infatti di un evento predisponente, ma chi ha l’artrosi alla colonna sa benissimo che in alcuni momenti ha dolori mentre in altri sta bene.
L'artrosi di solito colpisce le persone di mezza età e gli anziani, proprio per l'usura delle articolazioni. Altri fattori di rischio per l'artrosi sono l'obesità, un precedente trauma, scarsa attivitàfisica, un lavoro usurante e una storia familiare di artrosi.

 

Come curarla

Non esiste una cura per l'artrosi, ma dei modi per prevenirla, per rallentarne l’evoluzione ed evitare i problemi che essa provoca. 
La prevenzione si basa su una buona meccanica articolare, ossia su articolazioni ben oliate, ben funzionanti: serve una buona ginnastica, perché il movimento consente di formare l’olio articolare, facilita l’ossigenazione, consente al sangue di arrivare per portare nutrimento e portare via le scorie, al contempo di rallentarne l’evoluzione una volta che il problema si è instaurato.

Mentre quando il problema c’è già ed è conclamato si deve agire su tutti quei fattori collaterali che contribuiscono a provocare ulteriori problemi. In realtà nel caso della colonna vertebrale si tratta sia delle posture quotidiane, sia della muscolatura che deve essere ben allenata per scaricare il peso dalle articolazioni. Quindi in realtà, per la colonna vertebrale, il primo gendarme contro l’artrosi è proprio il movimento ben fatto.

Come agire per combatterla?

  • 1

    Che cos'è?

    Il normale invecchiamento delle ossa, che non significa necessariamente dolore

  • 2

    Prevenzione

    Bisogna rendere le proprie articolazioni ben funzionanti: fondamentale la ginnastica

  • 3

    Terapia

    Esercizi e movimento fisico ne rallentano l'evoluzione così come una postura corretta

Osteoporosi

L’osteoporosi è una rarefazione patologica dell’osso: l’osso perde calcio, un minerale che lo rende duro e resistente agli urti, e la sua morfologia interna, diventando più debole e rompendosi più facilmente. Il problema dell’osso osteoporotico è proprio la rottura, ossia la frattura.

Nel caso della colonna vertebrale queste rotture intervengono nella parte anteriore, sui mattoncini che sono le vertebre: queste perdono la loro forma a cubo e diventano trapezioidali favorendo quindi l’abbassamento di statura ed il tipico incurvamento dell’età anziana che nella maggior parte dei casi è proprio dovuto a questo, all’osteoporosi.

Come si cura

Oggi abbiamo una serie di presidi farmacologici per combattere l’osteoporosi. Nei casi più lievi basta il calcio, in altri si ricorre a vitamine o a farmaci che si fissano all’osso o ancora che agiscono come quegli ormoni che sono essenziali per aiutare il metabolismo delle nostre ossa. 
E' necessaria una vita attiva, sole e tanto movimento. Gli studi sugli astronauti, che perdevano una gran quantità di calcio, e quelli successivi sugli atleti ma anche sulle donne dopo la menopausa, hanno infatti dimostrato che in un certo senso l’osso è come il muscolo: si adatta alle richieste che gli facciamo.  
Se ci muoviamo molto l’osso si rinforza. Se invece ci muoviamo troppo poco, allora l’osso perde calcio perché interpreta come non necessario averne troppo.

Come si previene

Usando, rinforzando, allenando la massa ossea. Si possono fare esercizi di carico sulle ossa (come fare le scale), ma anche un’attività fisica aerobica che migliora l’arrivo del sangue ai tessuti, con tutti i relativi materiali nutritivi, con l’ossigeno e gli eventuali farmaci prescritti.

Gli esercizi vanno bene per tutti?

In realtà no, solo per chi non ha ancora perso la resistenza dell’osso, ma vuole fare della prevenzione perché la mamma o la nonna si sono incurvate progressivamente con il passare degli anni, o hanno avuto una frattura di femore o del polso a causa dell’osteoporosi.
Per chi invece ha già una perdita di massa ossea, e quindi l’osso non è in grado di sopportare più il carico normalmente, sono necessari altri esercizi, di equilibrio e rinforzo muscolare.
Importanti gli esercizi di equilibrio, così come la coordinazione e il movimento in generale, perché migliorano quelle capacità fisiche che prevengono la caduta e quindi la frattura.

Non sovraccaricare l’osso sia con gli esercizi sia soprattutto nella vita quotidiana: evitare assolutamente soprattutto di piegare in avanti il busto perché le vertebre potrebbero cedere.

Come agire per combatterla?

  • 1

    Come si cura

    Nei casi più lievi basta il calcio, in altri si ricorre a vitamine o a farmaci

  • 2

    Come si previene

    Bisogna rinforzare le ossa, usando, allenando la massa con attività fisica

  • 3

    Il trattamento

    Per chi ha già una perdita di massa sono necessari esercizi di equilibrio e rinforzo

Cervicalgia

Quando si parla di cervicale (cervicalgia) si intende un dolore al livello del collo. Il dolore parte dal collo e da lì si irradia alle spalle (trapezi) e, nei casi più gravi, alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti.

Cosa provoca la cervicalgia


Nella maggior parte dei casi (80-85%), all'origine del dolore, c'è un'alterazione non grave, che interessa le strutture meccaniche situate nella regione delle prime vertebre della colonna: si tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali e delle articolazioni posteriori che garantiscono sia il movimento (il collo ha un'estrema mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni) sia il sostegno (il collo, struttura esile, sostiene la testa che è molto pesante). 
Basta, infatti, uno sforzo non adeguato, che può essere istantaneo e brusco o prolungato, a livello del collo, o una postura non corretta a creare una lesione di queste strutture.
Insomma, uno stress meccanico esagerato e non corretto, rispetto a quello che queste strutture possono sopportare, provoca dolore. In questa situazione, spesso, si inserisce lo stress che, provocando una contrattura della muscolatura, favorisce l'insorgenza di micro-lesioni.

Oppure ci può essere il caso di situazioni sbagliate che determinano delle lesioni sia al disco intervertebrale sia alle articolazioni (dipende da qual è l'anello debole). 
Con l'andare del tempo, infatti, queste microlesioni possono portare ad una patologia molto comune: l'artrosi. Tale disturbo, che è legato al logoramento della cartilagine delle articolazioni e dei dischi intervertebrali, dovuto solitamente all'età, viene accelerato quando si effettuano movimenti non corretti e prolungati nel tempo.

 

Il dolore cervicale

 

Sappiamo che, tendenzialmente, i movimenti del collo, quelli di flesso-estensione, tendono a sovraccaricare la zona cervicale bassa (anelli C5-C6), per cui il dolore si manifesta alle spalle; mentre una postura prolungata al video, per esempio, tende a sovraccaricare la zona cervicale alta (anelli C1-C2) provocando più facilmente mal di testa. Naturalmente ognuno di noi può avere una reazione individuale.

Per quel che riguarda, invece, vertigini, nausea, ronzio alle orecchie, sappiamo che sono indipendenti dalla zona coinvolta e si manifestano soprattutto in persone particolarmente emotive. Questi sintomi, però, non sono legati ad un aspetto psicologico, ma al fatto che nella zona cervicale "transitano" le radici nervose.

 

La diagnosi

La diagnosi è sempre clinica e richiede un medico esperto come quelli di Isico: si basa sulla storia del paziente, che ci permette di conoscere il suo stile di vita e sull'esame obiettivo (movimento del collo, valutazione neurologica) che ci consente di escludere o di ricavare elementi di sospetto, per cui sarà necessario effettuare indagini diagnostiche come la TAC, la R.M., l'elettromiografia (muscoli) e i potenziali evocati (midollo).

 

Il trattamento

Per eliminare il dolore sono consigliati i farmaci antidolorifici e più precisamente il paracetamolo, che è quello con meno effetti collaterali; naturalmente, se la risposta a questo tipo di molecola non è soddisfacente esistono in commercio altre sostanze, altrettanto efficaci, anche se con maggiori effetti collaterali. 
Si consiglia, invece, l'uso dei miorilassanti solo se gli antidolorifici non hanno dato dei risultati (è raro), perché provocano sonnolenza; mentre sono consigliate "terapie" che utilizzano il caldo o il freddo. 
Il caldo, infatti, miorilassa i muscoli, il freddo, invece, li disinfiamma; anche qui la scelta è individuale.

La terapia farmacologica elimina il dolore, ma se si vuol stare meglio nel tempo bisogna cambiare il proprio stile di vita: fare attenzione alle posture quotidiane e svolgere un'attività fisica regolare che coinvolga tutta la parte superiore del tronco. Se i dolori persistono nel tempo, l'intervento dello specialista di Isico è indispensabile per recuperare un movimento nella maniera migliore e più corretta. 
Si possono utilizzare terapie manuali (manipolazioni…) o insegnare degli esercizi specifici, controllando che vengano eseguiti correttamente. Oggi abbiamo a disposizione strumenti che ci permettono di guidare in maniera molto precisa il movimento e di dosare lo sforzo che viene fatto sia in termini di quantità di movimento, che di richiesta di forza muscolare. 
E' fondamentale far capire al paziente che la fase iniziale di recupero deve essere guidata dallo specialista di Isico, ma che, per mantenere in modo duraturo una corretta postura, è indispensabile svolgere per tutta la vita un'attività fisica regolare.

Guarda il nostro video di approfondimento

Come agire per combatterla?

  • 1

    Terapia farmacologica

    I farmaci eliminano il dolore: si consigliano paracetamolo e in seconda battuta miorilassanti

  • 2

    Cambiare il proprio stile di vita

    Fate attenzione alle posture abituali, praticate attività fisica regolare

  • 3

    Rivolgersi a uno specialista

    Esercizi specifici e terapie manuali possono essere utili se il dolore persiste nel tempo

Mal di schiena

L'homo di oggi non è più erectus ma sedutus. Mentre il mal di schiena si combatte con il movimento.

Il mal di schiena

È difficile trovare chi non sappia cos’è il mal di schiena, almeno com’è difficile trovare chi non sappia cos’è il raffreddore.

È infatti un evento normale per l’uomo, scotto pagato all’acquisizione troppo recente (parliamo di pochi millenni) della posizione eretta; con l’aggiunta che oggi l’homo non è più erectus ma sedutus.

Che cos’è

La lombalgia, che colpisce il tratto lombare della colonna vertebrale, è un dolore localizzato all'altezza della vita: può farsi sentire più da un lato che dall'altro e può irradiare ai glutei o anche lungo tutta la gamba quando diventa sciatica.
A seconda della durata della sintomatologia dolorosa, la lombalgia viene divisa in acuta e cronica.
La fase acuta dura in genere una quindicina di giorni ed è normalmente dovuta ad una lesione di una o più delle strutture che compongono la colonna vertebrale.
Nel caso della cronica subentrano altri problemi che si possono riassumere nel fatto che la colonna non riesce più a ritrovare il suo delicato equilibrio e dunque si trova in uno stato di sofferenza permanente.

La lombalgia cronica colpisce il 5% dei lombalgici, ossia il 4% dell’intera popolazione: parliamo di circa 2 milioni di persone in Italia.

 

 

Dorsalgia

In letteratura scientifica non si trovano pubblicazioni sul tema, probabilmente perché un dolore di tipo meccanico, o aspecifico isolato è molto raro, sia in età adulta/anziana sia durante la crescita. Spesso si associa alla cervicalgia o alla lombalgia o ad altri disturbi della colonna. E' pertanto molto difficile stabilire una percentuale di incidenza.

La dorsalgia, in quanto dolore isolato a livello dorsale nell'adulto, è causata nella maggior parte dei casi da fratture post traumatiche o da cedimento osteoporotico o di altra origine. E di solito si manifesta per motivi simili a quelli che favoriscono lombalgia e cervicalgia.

Cause e diagnosi

Il dolore è spesso presente durante i movimenti ma con maggiore frequenza si presenta quando si deve sostenere la colonna: ovvero in piedi fermi con le braccia sospese. Qualche esempio: quando si lavano i piatti o si cucina o per chi lavora in piedi dietro un bancone, o seduto con necessità di tenere le braccia sospese a lungo.

Altre volte più che un dolore è un fastidio costantemente presente in mezzo alle scapole, che migliora con il riposo o con posture di compenso in estensione.

Se la dorsalgia si aggiunge alla cervicalgia può essere correlabile con contratture dei fasci inferiori dei trapezi, il muscolo trapezio infatti ha inserzioni a livello scapolare e dorsale medio.

Se c'è associato un dorso curvo, allora la causa di dolore è da correlarsi prevalentemente a questa alterazione, l'ipercifosi può essere idiopatica o conseguente a un difetto dell'accrescimento delle vertebre che genera la deformità a cuneo dei corpi vertebrali: il morbo di Scheuermann.
In questo secondo caso di solito il dolore è più intenso durante la crescita e scompare nell'adulto che solitamente lamenta cervicalgia o lombalgia e difficoltà a sostenersi a lungo nella posizione eretta. Durante la crescita la deformazione progressiva delle vertebre spesso genera dolore localizzato alla regione dorsale. 
Nei ragazzi il motivo principale per cui giungono in visita è la deformità ingravescente in ipercifosi e meno frequentemente per il dolore.

Nell'adulto un dolore molto localizzato alla regione dorsale potrebbe essere segno di un recente cedimento vertebrale (su base osteoporotica o post-traumatica): in tal caso intervenire tempestivamente con la corretta terapia è di fondamentale importanza.

Un cedimento vertebrale pregresso e mal curato, infatti, produce una vertebra cuneizzata che favorisce il cedimento della colonna nel piano frontale con una progressiva accentuazione della cifosi dorsale.

Si ha difficoltà a mantenere orizzontale lo sguardo sovraccaricando secondariamente la regione cervicale. In questi casi il dolore pur riducendosi di entità persiste nel tempo: talvolta i pazienti giungono in visita parecchio tempo dopo l'evento acuto, perché esasperati dalla persistenza dei fastidi e dalla perdita di funzionalità della colonna, con associata difficoltà a mantenere la posizione eretta.

L'adulto con ipercifosi sarà più portato ad avere dolori dorsali associati a dolori cervicali (soprattutto nei lavori sedentari) o dolori dorsali associati a lombalgia (nei lavoratori che movimentano carichi e sovraccaricano spesso la colonna vertebrale).

Spesso si associano dolori alle spalle, generati dal fatto che nell'ipercifosi è favorita l'anteposizione delle spalle, tale posizione favorisce il conflitto tra la superficie articolare della testa omerale con una parte della scapola, dando luogo alla cosiddetta "sindrome da conflitto".

 

Trattamento e terapia

Nel caso di una dorsalgia importante è bene rivolgersi a uno specialista della colonna vertebrale per definire al meglio i meccanismi o le cause alla base del disturbo e impostare insieme il trattamento.
Invece con le dorsalgie più lievi può essere sufficiente dell'attività fisica regolare, talvolta è consigliabile la scelta di attività che favoriscano l'estensione della colonna piuttosto che la flessione (ad esempio il ciclismo portando al mantenimento prolungato di una postura in flessione potrebbe essere sconsigliato). Gli esercizi specifici garantiscono un buon compenso dei meccanismi responsabili del dolore e sono coadiuvati dalla pratica di qualsiasi attività fisica associata.

Nei ragazzi in crescita può essere necessario un corsetto che oltre a correggere permetta di dare sollievo immediato dai dolori.

Negli adulti con cedimento vertebrale di origine post-traumatica recente, la soluzione ideale è l'indossamento di un corsetto su misura: il corsetto, attraverso l'estensione del rachide, permette di scaricare la parte anteriore della vertebra che potrà quindi ossificare minimizzando la deformità a cuneo. Questo previene i dolori da cedimento della colonna nel piano frontale. 
Se c'è osteoporosi è bene cercare con lo specialista il modo migliore di affrontare la terapia, invece se la frattura è di altra origine sono necessari ulteriori approfondimenti.

Come agire per combatterla?

  • 1

    Lo specialista della colonna

    Rivolgersi a uno specialista per impostare il trattamento sia nel caso di lombalgia sia nel caso di dorsalgia

  • 2

    Sport ed esercizi

    Fare attività fisica regolare nel caso di dorsalgia lieve ed esercizi specifici nel caso di dorsalgia più grave e lombalgia cronica

  • 3

    Corsetto

    Può essere necessario un corsetto che corregga e dia sollievo nei ragazzi o che prevenga i dolori di cedimento negli adulti

Dorso curvo - Ipercifosi

Il dorso curvo (o ipercifosi) è un’accentuazione della cifosi, curva fisiologica dorsale della colonna vertebrale. Si localizza nella parte bassa della colonna e può provocare dolori in età adulta.

Nella forma più grave, oltre al danno estetico, provoca uno schiacciamento anteriore delle vertebre e un danno respiratorio. 

E' talvolta localizzato nella parte bassa della colonna e viene chiamato anche “cifosi dorso-lombare”. A differenza della scoliosi, dà luogo più facilmente a dolori vertebrali in età adulta, in particolare nelle cifosi dorso-lombari.

Cause del dorso curvo - ipercifosi

Nella maggior parte dei casi l'ipercifosi è riconducibile a una postura scorretta, spesso di origine familiare, che può essere corretta con facilità durante la crescita. Non è detto che se il papà e il nonno hanno un antiestetico dorso curvo, e di conseguenza spesso mal di schiena e male al collo, anche il figlio lo debba avere: si può migliorare con il passare delle generazioni.
In questo caso non si tratta di una patologia ma di una cattiva postura. 
In altri casi, ci può essere un problema di crescita delle vertebre, che si chiama osteocondrosi, od osteocondrite, o morbo di Scheuermann: le vertebre invece di crescere come dei cubetti, diventano dei cunei e questo facilita l’incurvamento in avanti, con l'incremento della cifosi. Cuneizzandosi, la vertebra continua ad essere sempre più schiacciata anteriormente. In questi casi si deve spingere da dietro, aprire lo spazio anteriormente per "dare aria" ai nuclei di accrescimento e consentire una crescita corretta.

 

Riconoscimento ed evoluzione

Anche il dorso curvo, come la scoliosi, si manifesta con segni particolari, che devono essere valutati con attenzione dal medico specialista, per poter fare una diagnosi corretta. 
Per distinguere un dorso curvo (vera malattia) da un atteggiamento cifotico (difetto di postura) è sufficiente far eseguire un’estensione (raddrizzamento) della colonna verso l’alto: se la colonna dorsale è rigida e la cifosi non si rettilineizza completamente è presente un dorso curvo (vera malattia), se invece si raddrizza è un atteggiamento cifotico (solo difetto di postura).

Anche il dorso curvo, come la scoliosi, è chiamato “dell’adolescenza” perché si aggrava soprattutto nel periodo della crescita, e in modo particolare in corrispondenza della spinta puberale (10-13 anni nelle femmine, 12-15 anni nei maschi), fino al termine della maturazione ossea (1-2 anni dopo il termine della crescita staturale).

In 8 casi su 10 il dorso curvo si aggrava nel sesso maschile.

La visita in Isico

I nostri specialisti prendono delle misurazioni durante la visita che consentono di ridurre al minimo le radiazioni che si prenderebbero ripetendo invece continuamente le radiografie. Tenendo inoltre conto che in caso di dorso curvo le misurazioni di superficie sono spesso molto più affidabili per quello che è il problema spesso principale per il paziente: quello estetico.

Da noi i medici misurano le radiografie: ricordate che questo è un test per capire se si è capitati dal medico esperto di colonna, che misurerà sempre le radiografie in caso di ipercifosi.

 

Cifosi: cura e trattamento

 

In Isico la cifosi viene trattata con il nostro approccio di trattamento con esercizi (SEAS), un primo step da affiancare nei casi più gravi al corsetto.

In pratica

In ISICO i piani di esercizi SEAS vengono sviluppati da un fisioterapista appositamente formato e specializzato. Gli esercizi si basano su una forma attiva di autocorrezione: questo significa che il paziente deve raggiungere il massimo della correzione che può acquisire in quel momento della sua patologia in tutti e tre i piani di deformità, mentre gli esercizi stessi cambiano regolarmente e vengono adattati in base alle esigenze individuali.

Una caratteristica della SEAS è la sua "modernità": nata negli anni '80 (pur provenendo da una storia risalente alla scuola lionese degli anni '60), applica tecniche più efficaci in termini di apprendimento. All'interno di una specifica autocorrezione individualizzata per ogni curva e per ogni istante del trattamento, gli esercizi vengono appositamente variati e aggiornati continuamente per evitare la noia e stimolare sempre di più il nostro sistema nervoso e la nostra colonna.

La SEAS richiede delle sedute di apprendimento, che variano da 60 a 120 minuti, concadenza mensile, bimestrale o trimestrale, a seconda della fase del trattamento. Dopo tali sedute i pazienti possono essere seguiti presso centri riabilitativi o palestre vicino a casa o a domicilio da un personal trainer, oppure svolgere gli esercizi autonomamente a casa.

Il piano di lavoro viene prescritto due-tre volte la settimana per 45 minuti e ogni due o tre mesi viene controllato presso il Centro e aggiornato in base alla crescita, alle capacità acquisite e all'evoluzione della scoliosi.

L’approccio Seas, offre la possibilità di apprendere una metodologia da applicare a domicilio o vicino a casa propria, senza doversi ogni volta recare al Centro di riferimento per la terapia. Questo consente di ridurre sensibilmente i costi, associando laqualità (appresa presso i nostri Centri) alla comodità (esercizi a domicilio o vicino a casa).

Un’attenta valutazione clinica e neuromotoria da parte del medico è alla base della scelta degli esercizi specifici per ogni paziente.

Come agire per combatterla?

  • 1

    La visita dello specialista

    Si prendono le misurazioni delle radiografie

  • 2

    La diagnosi corretta

    Va distinto il dorso curvo da un atteggiamento cifotico: basta far eseguire un'estensione della colonna verso l'alto

  • 3

    La terapia

    Il medico della colonna prescriverà se necessario un corsetto e un adeguato piano di esercizi