Cifosi: domande frequenti

  • 1. Una schiena perfettamente dritta è la normalità?

    Una colonna perfettamente dritta e un tronco perfettamente simmetrico sono probabilmente rari tanto quanto la scoliosi.

    Ognuno di noi presenta, in maniera più o meno visibile, delle asimmetrie. 

    Pensiamo a tutto ciò che nel nostro corpo è doppio. Se andassimo a misurare nel dettaglio la lunghezza e le dimensioni di mani, piedi, braccia e gambe quasi certamente noteremo delle piccole differenze. 

    Un'asimmetria è un vero problema solo quando pone il corpo in una condizione di disequilibrio.

  • 2. Il SSN rimborsa il corsetto?

    In caso di visita e terapia in una struttura privata, come Isico,  il corsetto per i pazienti minorenni è comunque a carico del Sistema Sanitario Nazionale ovunque il paziente scelga di curarsi.
    Dopo la visita presso un centro privato, occorre recarsi con l'impegnativa del proprio medico curante da un medico specialista (fisiatra o ortopedico) facente parte di una struttura sanitaria pubblica, che, se d'accordo (e di norma lo è), prescrive il corsetto. Nella maggior parte delle regioni bisogna poi allegare alla prescrizione il preventivo dell'officina ortopedica, consegnando i documenti all'ufficio protesi dell'ASL.  Quest'ultimo rilascia, dopo un certo periodo, l'autorizzazione alla fornitura del presidio. Dopo l'arrivo del corsetto è infine importante fare il collaudo con il medico prescrittore dell'ASL.
     

  • 3. Come accettare una terapia “ingombrante” come quella in corsetto?

    Trovare un equilibrio tra il benessere psicologico dei propri figli e quello che è necessario fare per la loro salute non è sempre facile, soprattutto se gli specialisti a cui ci si rivolge si contraddicono tra loro, generando nei genitori confusione invece di fiducia. Il corsetto non è come l’apparecchio ortodontico o gli occhiali, è più ingombrante e soprattutto non è d’uso comune, cosa che ci porta ad essere più diffidenti nei suoi confronti. Per questo è importante cercare di rendere "normale" il più possibile il corsetto non solo con chi lo deve indossare, ma anche con gli amici, i compagni di classe e i familiari. Chi porta il corsetto non è qualcuno da compatire e i genitori che supportano i figli in questo percorso non sono degli aguzzini.

    Normalizzare e socializzare il corsetto aiutano a ridurre la sensazione di sentirsi diversi e ad affrontare con maggiore serenità gli anni dell’adolescenza. Ricordiamoci però che la sensazione di sentirsi diversi è comune a tutti gli adolescenti, corsettatti e non! Non è il corsetto in sé a rovinare l’infanzia o l’adolescenza, ma è il modo in cui lo si vive che può costituire un problema. Questo però per fortuna si può modificare. A volte si riesce a farlo da soli, altre volte può essere utile confrontarsi con uno psicologo per trovare il supporto necessario a riposizionarsi rispetto alle difficoltà che ci si trova a dover affrontare. 

  • 4. Terapia in corsetto: è normale avere paura?

    Tra il turbinio di emozioni che si possono provare all’idea di dover indossare un corsetto, la tristezza è sicuramente una delle più frequenti. È normale sentirsi inizialmente tristi e avere paura, ma è necessario raccogliere tutte le forze (e i ragazzi ne hanno molte e anche inaspettate!) per reagire e affrontare quello che, solo in un primo momento, può sembrare un ostacolo insormontabile. È fondamentale avere in testa che il nemico contro cui combattere non è il corsetto ma la scoliosi, e che il corsetto da solo non è in grado di rovinare l’adolescenza, mentre possono farlo i limiti che creiamo dove in realtà non ci sono.

    Il corsetto non deve essere un motivo di vergogna, semmai di orgoglio perché ci chiama ad essere coraggiosi, e tanto più ci si mette alla prova nel superare le difficoltà, nonostante la paura, quanto più si cresce diventando forti e capaci di affrontare anche le asperità della vita.

  • 5. Cosa sono le scapole alate?

    Succede che le scapole, le due ossa triangolari poste lateralmente alla colonna vertebrale, risultino staccate medialmente dal torace, apparendo quindi sollevate e maggiormente visibili. Questo difetto, comunemente chiamato "scapole alate", generalmente si presenta bilateralmente e colpisce prevalentemente ragazzi in età 12-14 anni.

    Le "scapole alate" di per sé non sono un problema reale, ma eventuali alterazioni delle simmetrie o dell'estetica dei profili scapolari possono nascondere patologie più serie legate alla colonna vertebrale.

    Un ottimo test da fare per escludere la presenza di una curva scoliotica è far flettere anteriormente il ragazzo mantenendo le ginocchia distese, fino a quando il tratto  dorsale è nel punto più alto di flessione: a quel punto va valutata l'eventuale presenza di un gibbo, ovvero una prominenza del tronco lateralmente alla colonna vertebrale, che fa sì che un lato rimanga più alto dell'altro.

  • 6. Scoliosi: esistono posizioni migliori in cui dormire?

    Poiché di notte è impossibile controllare le posizioni che si assumono, il nostro consiglio è di dormire serenamente nelle posizioni che più vi sono comode: non esistono posizioni più o meno corrette. Verificate solo che la superficie su cui appoggia il materasso (solitamente doghe, rete o piano rigido) lo mantenga parallelo al suolo, che la parte centrale non ceda verso il basso, “imbarcandosi”.  Chi poi indossa il corsetto non deve neppure porsi il problema: la colonna vertebrale rimane in posizione corretta a prescindere dalle posizioni assunte.

    Importante è mantenere uno stile di vita attivo, praticare sport e, se state seguendo un trattamento riabilitativo, impegnarsi con gli esercizi specifici fisioterapici e/o con il corsetto. L’ultimo consiglio? Passare meno tempo possibile sdraiati nel letto o sul divano, se non per riposare o godersi un film!